Il Tirreno

Pistoia

«Reparti misti? Un segno di inciviltà»

di Tiziana Gori
«Reparti misti? Un segno di inciviltà»

Dirigente medico in pensione, ora referente del Tribunale per i diritti del malato, non risparmia critiche alla Asl 3

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PISTOIA. Reparti misti? Inaccettabile. Che a dirlo sia un ex dirigente medico, per anni ai vertici della Asl 3, può stupire, ma Vitale Mundula, nel suo nuovo incarico di referente pistoiese del Tribunale per i diritti del malato, non fa un passo indietro. Anzi. Per lui, si tratta di "una questione di civiltà".

Esperto nutrizionista, scrittore e saggista, autore di testi studiati alle scuole superiori, con lui diamo uno sguardo a tutto tondo sulla sanità e su una città, Pistoia che sente sua per viverci da 40 anni (è originario di Sassari).

Il Tribunale per i diritti del malato ha criticato duramente la decisione dei reparti misti all'ospedale del Ceppo. Eppure la Asl 3 non è la sola ad aver attuato questa scelta.

«In due anni al Tribunale per i diritti del malato non mi sono mai rivolto ai giornali. Stavolta, ho ritenuto opportuno far conoscere il nostro disappunto anche tramite i media. Maschi e femmine insieme? Nello stesso reparto? È una decisione paternalistica: "Io Asl decido per te". Non lo trovo accettabile. La carenza dei posti letto, in determinati periodi, c'è sempre stata e ci sarà sempre di più: l'età media si alza e la popolazione invecchia. Perché l'ospedale non si attrezza con un reparto d'emergenza, come fatto in altre occasioni? Perché costringere alla promiscuità, che trovo sia un'umiliazione. Mettiamo una tenda e pensiamo di risolvere i problemi. Ma non siamo in Africa. La privacy è rispetto delle persone».

Cosa pensa della sanità impostata sull'intensità di cure?

«La gente ne sa poco, si è creato un po' di sconcerto. Una signora mi ha detto: "Mio marito è stato operato alla gola, e accanto nel letto aveva uno operato di emorroidi". Serve un'adeguata campagna d'informazione, tenendo conto del fatto che gran parte dei pazienti sono anziani. L'età media del reparto di ortopedia, ad esempio, è 75 anni».

Lei è un esperto nutrizionista, tiene lezioni nelle scuole di ogni ordine e grado. Cosa pensa del modo di alimentarsi dei giovani pistoiesi?

«Ci sono grossi problemi nella fascia d'età 12-18 anni, dove siamo al terzo posto in Toscana per numero di obesi. Mi si dirà che in Campania, nella stessa fascia, gli obesi sono il 20%, ma questo non mi solleva. Tra qualche mese apriremo una scuola di cibo riservata esclusivamente ai ragazzi. Allo studio, sempre rivolto ai giovani, c'è un video - breve, di 10 minuti - sull'alimentazione».

La sua esperienza cosa le ha insegnato in materia?

«Che la dieta mediterranea funziona. Alla nostra scuola di cibo proponiamo di fare il b.i.s con questi cibi: biologici, integrali e stagionali. Il problema attuale è che hanno trasformato i cibi in farmaci: ci mettono dentro fibre e vitamine che non servono a niente. In una nota bevanda propinata ai giovani c'è una dose di caffeina che beviamo in 6 caffè. Li eccita talmente tanto che magari poi escono e picchiano qualcuno. Una buona dieta mediterranea: quella va seguita. Abbiamo eseguito analisi bio-impedenziometriche su studentesse pistoiesi dai 17 ai 20 anni, e poi messo a confronto i risultati con quelli di ragazze americane della stessa età. Le ragazze Usa sono più alte e magre, ma quelle pistoiesi stanno meglio. Hanno cellule più idratate, sono meno intossicate da radicali liberi. Questo per l'alimentazione tipica degli americani, ricca di grassi, e povera di frutta e verdura, che sono ricche di antiossidanti».

A breve Pistoia eleggerà il nuovo sindaco. Quali sono le priorità su cui dovrebbe lavorare secondo lei il futuro primo cittadino?

«Dovrebbe occuparsi di più della salute dei cittadini. All'interno dei tre sottosistemi - salute, sanità e medicina - ce n'è uno, la sanità, che è ipertrofico rispetto agli altri due. La sanità - la macchina amministrativa - è preponderante rispetto alla medicina - il personale che opera nel settore - e la salute, che sono i cittadini».

E a proposito di salute, come stanno i pistoiesi?

«Non siamo mai stati così curati e mai così infelici. Sono indagini statistiche a dircelo. Siamo al primo posto in Italia per consumo di psicofarmaci, un dato che ci deve far riflettere. Viene fatto credere che una pillola possa risolvere tutto, e non è così».

Lei è fermamente contrario al parcheggio di San Bartolomeo. Perché?

«Perché a Pistoia c'è già un inquinamento pazzesco. Servirebbero più verde, e un centro libero da auto. Il patrimonio storico-architettonico di San Bartolomeo subirebbe danni enormi dall'inquinamento».

È referente provinciale per il Tribunale del malato, che è una parte di quel contenitore più ampio chiamato Cittadinanza attiva. Pistoia è una realtà feconda per le associazioni.

«Sì, ma non interagiscono. Ed è un peccato. Vengo a contatto con tante persone intelligenti, preparate. La città ha una vita culturale e associazionistica di ottimo livello. Può contare sull'immensa ricchezza di un volontariato radicato, ma ogni realtà guarda al suo orticello, e se non ha l'orticello al suo balconcino, e se non ha il balconcino al vaso di fiori. Senza interagire».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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