Il dolore
Lo Stato lascia la questura in un edificio fatiscente
Manca la sala di attesa, cella di sicurezza non a norma, blackout continui, infissi rotti, servizi igienici da terzo mondo, ascensore a rischio e sovraffollamento
PISTOIA
Se si trattasse di una semplice abitazione, probabilmente le porte sarebbero già state sprangate con su la scritta “chiuso per lavori”. Così come sarebbero già fioccate sanzioni su sanzioni se in quella struttura portasse avanti la propria attività un’azienda privata. Ma così non è. In quel vecchio palazzo al numero 23 di via Macallè c’è la questura di Pistoia.
Un ufficio pubblico essenziale che non può essere chiuso, neppure se al suo interno dipendenti e utenti sono costretti a convivere sul filo del degrado e del rischio sicurezza. Che quel palazzo di otto piani, nato decenni fa per ospitare appartamenti, è in preda alla fatiscenza è ben visibile a tutti dall’esterno. Basta un’occhiata agli intonaci che si sgretolano e ai tondini di ferro che fanno capolino dal cemento. Negli ultimi anni almeno in tre occasioni sono dovuti intervenire i vigili del fuoco: quando i solai dei terrazzi hanno iniziato a sgretolarsi sui cittadini in coda davanti all’ingresso; quando la ruota di un’auto di servizio è sprofondata nel piazzale adibito a parcheggio; quando nei muri delle stanze adibite ad archivio si è aperta una crepa. Ma all’interno dell’edificio la situazione non è certo migliore.
La sala di attesa. La carenza che più si riflette sui cittadini, è la mancanza di una sala di attesa per tutti coloro che si devono rivolgere alla questura. Si pensi ai passaporti: negli orari di apertura, che piova, si geli o che nevichi, gli utenti sono costretti a fare la fila all’aperto.
La cella di sicurezza. Quella della questura non è a norma. Soprattutto a causa del servizio igienico che è esterno e della porta che non è munita di sportellino per controllare l’interno.
Impianto elettrico. Soprattutto d’estate, quando sono in funzione i condizionatori, i blackout per sovraccarico si susseguono a causa di un impianto elettrico realizzato con gli standard di un condominio. Per adeguarlo sarebbero necessari lavori per circa 20mila euro. Ad ora, nei vari uffici, molte apparecchiature sono collegate con sistemi “di fortuna”, senza il minimo rispetto della legge 626.
Infissi. Per dare un’idea delle condizioni degli infissi in alluminio di finestre e porte – e di quelle in cui sono costretti a lavorare i poliziotti pistoiesi – basta un esempio: durante la recente ondata di gelo, il personale dell’ufficio contabile, esposto al vento del nord, nonostante le serrande abbassate è stato costretto a lavorare indossando il cappotto a causa degli spifferi. E d’estate la situazione si ripete con il caldo.
Servizi igienici. Molti dei bagni sono fatiscenti, e sporchi, in particolare dopo i tagli alle spese per le pulizie. Alla squadra mobile uno dei due servizi igienici è stato reso agibile grazie al lavoro volontario degli stessi poliziotti.
Sovraffollamento. In questura ci sono uffici con addirittura 5 scrivanie, adibiti contemporaneamente anche ad archivio e magazzino per vecchie apparecchiature che negli anni non sono mai state smaltite. Gli spogliatoi sono inesistenti, con gli agenti costretti a cambiarsi in ufficio o nei ripostigli.
Autorimessa. La questura di Pistoia non ha più da anni un’autorimessa, a causa della mancata esecuzione dei lavori di adeguamento alla normativa. In una sorta di cortile condominiale, su cui si affacciano le finestre delle abitazioni, anche quelle al piano terra, possono trovare spazio, accanto alla pompa di benzina, 9 autovetture di servizio. Le altre devono essere lasciate in strada.
Mensa e alloggi. Sempre per la mancata esecuzione dei lavori, la mensa è stata soppressa da anni. Così come alcuni degli alloggi collettivi sono stati eliminati per far posto all’archivio, non più a norma avendo superato il peso massimo per metro quadrato.
Antincendio. L’assenza di scale antincendio e uscite di sicurezza è stata scavalcata con l’istallazione, nel vano scale, di porte tagliafuoco in corrispondenza di ciascuno degli otto piani. Una compartimentazione che dovrebbe rendere agibile anche in caso di incendio quella che è l’unica via di fuga dallo stabile.
Ascensore. L’ascensore non rispetta i requisiti richiesti per gli uffici pubblici, soprattutto per le piccole dimensioni (da condominio privato): se un disabile in carrozzina deve sporgere una denuncia non può salire fino all’ufficio competente.
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