Il Tirreno

Pistoia

Inquilino esasperato «Mi piove in casa da diciassette anni»

di Elisa Valentini
Inquilino esasperato «Mi piove in casa da diciassette anni»

Si è rivolto all’Ater, alla Spes e persino al difensore civico ma non è servito: «Vennero due operai e non fecero niente»

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MARCELLO. Ma che camera da letto? Una stanza da doccia. Già, perché quando piove forte, lì dentro gocciola acqua dal soffitto come essere all'aperto. È quanto accade a casa del signor Sauro Armano, operaio 60enne della Comunità Montana, che dal giugno 1988 vive con la sua famiglia in uno dei 18 appartamenti situati nell'insediamento di edilizia economica e popolare in località "Il Bamboccio", all'ingresso del paese di San Marcello.

La "Pantera rosa", com'è soprannominato quel palazzone, risale ai primi anni '80 e già all'epoca della costruzione non mancò di suscitare commenti sarcastici riferiti al vistoso intonaco fucsia ed i lineamenti più consoni ad una periferia cittadina piuttosto che ad un paese di montagna. Al di là dell'estetica, la questione che irrita la famiglia Armano ed altri condomini che condividono il problema, è ben più concreta. «Sono 17 anni che mi piove in casa, non so più a chi raccomandarmi» esordisce il signor Sauro mostrandoci la prima lettera di rimostranza inviata nel 1995 all'Ater Pistoia, poi divenuta Spes, che tutt'oggi gestisce l'edilizia popolare. In quell'occasione, infatti, la polizia municipale aveva svolto un sopralluogo a casa Armano rilevando sulle pareti ai lati nord ed est "evidenti infiltrazioni presumibilmente provenienti dal terrazzo sovrastante".

«L'Ater ci garantì che avrebbe provveduto con un intervento adeguato – prosegue Armano – in realtà non risolse alcunché. Negli anni ho rammentato più volte il problema a chi di dovere: Spes, sindaci, uffici comunali, avvalendomi anche del difensore civico e della stampa. Energie sprecate: in camera di mio figlio piove come prima». Così nel 2003 il signor Sauro decise di tornare all'attacco, chiedendo all'Ater un risarcimento di 3.500 euro per i danni causati dalle infiltrazioni. Ancora un buco nell'acqua. La richiesta non ebbe seguito ed i lavori di imbiancatura alla facciata iniziati nel 2004 non furono ultimati.

«Si arriva al luglio 2010, data dell'ennesimo sopralluogo. Spes mandò a casa mia due operari. Era estate, tempo secco e la parete era asciutta. Mi sforzai di illustrare il problema ai due ragazzi che parlavano poco l' italiano. Dopo aver dato un'occhiata qua e là, andarono via sghignazzando. Da quel momento ho perso ogni speranza». L'indignazione, però, è ancora inalterata: «Nessuno vorrebbe far dormire suo figlio in una pozza d'acqua. Quando piove, in casa mia si assiste alle comiche. Dalla camera è tutto un viavai con cenci, catinelle e ciotoloni vari, mentre le coperte sono da strizzare».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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