Sicurezza
Esultano gli ambientalisti «La sentenza è un monito»
PISTOIA Commozione e gioia in aula di fronte alla sentenza pronunciata ieri dal giudice monocratico Patrizia Martucci. Dopo due anni di mercatini locali e iniziative varie per raccogliere i fondi...
PISTOIA
Commozione e gioia in aula di fronte alla sentenza pronunciata ieri dal giudice monocratico Patrizia Martucci. Dopo due anni di mercatini locali e iniziative varie per raccogliere i fondi necessari a pagare le spese legali, i 40 cittadini residenti intorno all’inceneritore di Montale gridano vittoria. «Ci sarebbe bastato anche un euro – hanno detto all’uscita del Tribunale pistoiese –. Più dei soldi, conta la sentenza. Il nostro obiettivo era quello. Abbiamo ricevuto parecchie pressioni psicologiche in questi mesi ma non ci siamo mai arresi». Gli abitanti della zona montalese, mentre il giudice stava leggendo la sentenza, erano già con gli occhi gonfi di lacrime e un sorriso incontenibile sulla faccia. «Una grande soddisfazione – commenta Federico D’Angelo, avvocato della parte civile (29 cittadini) -. Questa condanna sarà un precedente importante e un monito per i gestori dell’impianto». Soddisfatto della sentenza anche il circolo pistoiese Legambiente, assistito da Pamela Bonaiuti del foro di Prato. «Gli ultimi report – ricorda Antonio Sessa – registrano una qualità dell’aria pessima nella piana con 64 sforamenti del valore limite di polveri sottili nel 2011 e 23 nel solo mese di gennaio. Tutto ciò va poi guardato alla luce della centrale Repower (impianto a metano per la produzione di energia elettrica proposto dal gruppo svizzero nell’ex area Radicifil, ndr) prevista sul nostro territorio e che porterebbe a un altro collasso ambientale. Prima di muoversi in qualsiasi direzione sarebbe bene che l’intera zona fosse bonificata». «La sentenza di oggi e la moratoria dell’Ordine dei medici di gennaio (contro l’ampliamento dell’inceneritore montalese previsto dal nuovo piano interprovinciale per la gestione dei rifiuti, ndr) dimostrano le criticità ambientali che noi denunciamo da anni – dice Conchita Guerrieri, presidente del Comitato contro l’inceneritore-. Continueremo la nostra azione finchè non sarà fatta chiarezza sulla situazione sanitaria della popolazione che vive intorno all’impianto e sulla condizione dell’ambiente. Ci batteremo per una corretta gestione dei rifiuti e i soldi che oggi il giudice ci ha riconosciuto saranno tutti destinati a nuove battaglie. Ringraziamo i nostri avvocati». Il Comitato presieduto dalla Guerrieri e il Comitato per la chiusura dell’inceneritore guidato da Patrizia Rocchetti non sono stati ammessi al processo come parti civili. I cittadini che riceveranno il risarcimento tuttavia si sono mossi proprio grazie al sostegno di questi gruppi. Le richieste dei legali avanzate al giudice sono state di 10 mila euro per ciascuno dei 29 residenti e 5 mila per i restanti 11.
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