Il Tirreno

Pistoia

Condanne per gli sforamenti del 2007

di Beatrice Faragli
Condanne per gli sforamenti del 2007

Inflitti un anno e mezzo di reclusione al presidente del consorzio Cis e all’ex responsabile dell’impianto di Montale

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PISTOIA

Un anno e mezzo di reclusione e 30 mila euro d’ammenda per Giorgio Tibo e Maurizio Capocci. L’ex presidente Cis srl e l’ex responsabile dell’inceneritore di Montale, insieme alla società, dovranno inoltre risarcire le parti civili del danno morale patito a causa degli sforamenti di diossine del 2007: mille euro per ciascuno dei 40 cittadini residenti intorno all’inceneritore montalese e 400 euro per il circolo pistoiese di Legambiente. La sentenza, pronunciata ieri dal giudice monocratico Patrizia Martucci, è andata oltre le richieste del pm,Riccardo Bastianelli. L’accusa aveva chiesto l’assoluzione per Tibo su tutti e tre i capi d’imputazione e la condanna a nove mesi di reclusione e 30 mila euro d’ammenda per il solo Capocci: reo, secondo il pubblico ministero, di non aver fermato l’impianto dopo lo sforamento di maggio e aver impedito di risalire alle cause del primo superamento. I fatti al centro del processo, iniziato il 17 febbraio 2010, sono quelli del 3 maggio e del 19 luglio 2007: quando cioè furono oltrepassati i limiti di legge per diossine e furani nelle emissioni dell’impianto. L’ipotesi di reato su cui la Procura ha fondato le sue accuse si basa sulle violazioni delle disposizioni del decreto legislativo 133 dell’11 maggio 2005. Ai due imputati era stata contestata, in dettaglio, la violazione dell’articolo 9 (punto 1) e dell’articolo 16 (punto 3): superamento dei limiti quantitativi di emissioni in atmosfera di sostanze inquinanti e mantenimento in funzione, dopo le 4 ore d’attività concesse per legge dall’evidenza degli sforamenti, dell’impianto; contestato anche il reato previsto dall’articolo 674 del codice penale che punisce chiunque getti in luogo pubblico cose atte a offendere o molestare persone. Tibo e Capocci sono stati condannati per tutti e tre i capi d’imputazione in relazione agli sforamenti di luglio. Per quelli di maggio è arrivata invece l’assoluzione. I Comuni di Quarrata, Agliana e Montale, proprietari dell’impianto e chiamati in causa come responsabili civili, sono risultati estranei alla vicenda.

«La responsabilità – ha detto l’avvocato Rocca, difensore dell’ente quarratino e di quello aglianese – è esclusivamente gestionale. Su questo processo è stata fatta molta politica. La sentenza dichiara i Comuni, e quindi la struttura stessa, estranei ai fatti. Le scelte delle amministrazioni si sono rivelate giuste».

I difensori dei due ex numeri uno di Cis srl (alla gestione dei forni dal 2005) hanno poggiato la propria tesi sul caso fortuito e sull’imprevedibilità dell’evento. La cattiva partita di carboni attivi (necessari all’abbattimento degli inquinanti) – verosimilmente causa degli sforamenti del 19 luglio – per gli avvocati difensori Cecilia Turco e Andrea Niccolai, sarebbe dipesa in maniera esclusiva da chi ha venduto la partita di carboni.

«Il giudice ha accolto la nostra tesi – ha detto Pamela Bonaiuti, avvocato di Legambiente coadiuvata nel processo da Gaia Allori –. Se dopo il primo sforamento si fossero adottate tutte le misure necessarie, il secondo si sarebbe potuto evitare» ha ripetuto subito dopo la sentenza di ieri ricordando quanto già esposto in aula lo scorso 13 febbraio.

L’ex presidente del Cda e l’ex responsabile dell’impianto dovranno far fronte alle spese processuali e, insieme a Cis srl, ai 9300 euro di costi legali sostenuti dalle parti civile. La pena relativa all’arresto è sospesa secondo i termini di legge.©RIPRODUZIONE RISERVATA

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