La manifestazione
Mobbing, impresa e titolare condannati
Per il Tribunale si sono comportati in modo vessatorio rispetto a una dipendente che era rimasta incinta
Mobbizzata, vessata con “un palese intento discriminatorio” per convincerla ad abbandonare il lavoro. Questo perché la donna, di Pistoia, dipendente in una ditta di confezioni del Montecatinese, aveva annunciato la sua seconda gravidanza.Il Tribunale del Lavoro, nella persona del giudice Giuseppe de Marzo, ha condannato la Lorusso Group srl e il titolare a risarcire la lavoratrice, licenziata ufficialmente per un sopravvenuto stato di crisi dell’azienda, con la somma di 30mila euro. Il reintegro al lavoro non è stato possibile, perché nel frattempo la crisi della ditta era veramente esplosa ed aveva cessato l’attività, ma Marica Bruni, ai tempi della vertenza consigliera di parità in provincia, la definisce una sentenza «destinata a fare giurisprudenza in Italia».
Luana Del Bino, funzionaria Cgil, afferma che «è stato uno dei più importanti risultati raggiunti nel 2011» (la sentenza risale alla fine di ottobre, ndr). La donna si era presentata all’ufficio vertenze dopo il licenziamento. «Impossibile - dice del Bino - non riconoscere il profondo stato di prostrazione in cui si trovava». Era stata licenziata, ma la sue difficoltà nell’azienda erano iniziate molto prima. Per la precisione quando, nel dicembre del 2006, aveva annunciato di essere nuovamente incinta. Era diventata mamma per la prima volta ad aprile. Non subito dopo essere stata assunta. Aveva infatti iniziato a lavorare nell’azienda di confezioni addirittura nel 1998. Una volta che le condizioni economiche si erano stabilizzate, aveva deciso con il marito di allargare il nucleo familiare. Una prima gravidanza, poi una seconda, forse inaspettata. Da quel momento qualcosa era cambiato nei rapporti con la proprietà.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
