Sicurezza
Cinque gli indagati per il condono della Mostra Martini
L’accusa ravvede reati, la difesa sostiene che nell’edificio c’erano sempre stati gli appartamenti oggetto del recupero
PISTOIA
Sono cinque gli indagati per presunte irregolarità nella richiesta di un condono per l'edificio di viale Montalbano noto come "Mostra Martini".
Hanno ricevuto l'avviso di conclusione delle indagini, svolte dalla sezione di polizia giudiziaria del Corpo forestale dello Stato, il responsabile del servizio edilizia del Comune, Franco Fabbri, accusato di abuso di ufficio, Elvira Castagnoli, proprietaria dell'immobile, e l’architetto Annamaria Becagli, il geometra Alessandro Cialdi e l'architetto Stefano Mazzoni, accusati di falsificazione di atti.
Gli avvisi di garanzia sono arrivati a fine gennaio. Nel procedimento penale ora devonoessere accluse le memorie difensive di tutti i cinque indagati, dopodiché la pubblica accusa deciderà se chiedere il rinvio a giudizio o l'archiviazione.
La mostra Martini in origine era costituita da un'attività espositiva e da due appartamenti. Oggetto del contendere è proprio la destinazione d'uso dei locali che per un periodo di tempo hanno ospitato parte della mostra senza, però, essere mai stati soggetti di un cambio di destinazione d'uso.
Nel 1989 era stata avviata una pratica di condono che riguardava una tettoia del fabbricato a cui, come di prassi, erano state allegate la documentazione catastale e la planimetria dell'edificio. La pratica, però, non era stata portata fino in fondo. Nel frattempo, a seguito di un contenzioso giudiziario, l'immobile è passato da Antonio Martini all'attuale proprietaria, Elvira Castagnoli (una delle cinque persone indagate), mamma di Martini. La donna ha recentemente deciso di riprendere in mano la pratica di condono abbandonata molti anni prima e di portarla a compimento. Per questo ha incaricato i professionisti Stefano Mazzoni e Annamaria Becagli. Alessandro Cialdi è invece stato incaricato di redigere la planimetria dell'immobile. È a questo punto che sono emerse le discrepanze tra i disegni di Cialdi che mostrano la presenza dei due appartamenti, e le altre, allegate alla vecchia pratica, in cui figurano solo aree espositive.
Secondo l'accusa, partita dalla denuncia di Antonio Martini, la recente documentazione presentata dai professionisti e presa in carico dal funzionario comunale Fabbri, presenterebbe falsificazioni in quanto non mostrerebbe la presenza di aree espositive, ma di due appartamenti. La perizia della Procura ha ravvisato in questi atti presunti reati. Secondo la difesa, invece, ad essere errata era la vecchia planimetria in quanto la mostra di mobili, se c'è stata, è stata realizzata in maniera abusiva non essendoci stata la variazione di destinazione d'uso.
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