Il Tirreno

Pistoia

Orsi riparla di “vendita” Fiom sul piede di guerra

di Marta Quilici
Orsi riparla di “vendita” Fiom sul piede di guerra

Contestata la contraddizione tra le affermazioni di chi parla di nuovi ingressi di soci e di chi insiste sulle dismissioni. Chiamata in causa l’inerzia del governo

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PISTOIA. “Deconsolidare”(cioè vendere) il settore civile di Finmeccanica, AnsaldoBreda in primis, e rivedere il livello contrattuale. Avanza così lo spettro del modello “Fiat” sul settore ferroviario. Non sono buone notizie quelle emerse dall’incontro, tanto atteso, tra l’amministratore delegato di Finmeccanica Giuseppe Orsi e le segreterie nazionali di Fiom, Fim e Uilm che si è tenuto mercoledì a Roma. Da quando alla fine dell’estate Orsi ipotizzò la vendita di AnsaldoBreda, sindacati e istituzioni (Comune, Provincia e Regione in prima linea) non hanno fatto altro che chiedere un incontro chiarificatore con Finmeccanica e Governo.

Dopo mesi di richieste, mercoledì la holding del Ministero del Tesoro si è seduta a un tavolo con i sindacati. Di fatto è stato il primo incontro ufficiale tra le parti. Ma le notizie che ne sono emerse non lasciano intravedere spiragli positivi. Due i temi affrontati: il primo di natura industriale, per il quale Orsi ha confermato la volontà di “deconsolidare” il gruppo. Il secondo è di natura contrattuale: un’innovazione nelle relazioni sindacali non meglio specificata che fa però avanzare sugli stabilimenti Breda il fantasma del modello “Fiat” verso la deroga al contratto nazionale di lavoro. Questo, in particolare, potrebbe minacciare l’unitarietà (finora mantenuta) del fronte sindacale delle tre sigle confederali. «Nella lettera che Orsi ha mandato ai due candidati alla presidenza di Confindustria – dice Massimo Masat, coordinatore nazionale del gruppo Fiom –, valuta la possibilità di far uscire Finmeccanica dalla confederazione degli Industriali. Se così fosse sarebbe un segnale forte. Noi siamo disponibili a fare accordi contrattuali basta che non deroghino al contratto nazionale come accaduto in Fiat».

Anche allora il primo passo di Marchionne fu di prendere le distanze da Confindustria. Sotto accusa anche il Governo. Le posizioni di Finmeccanica sono espressione della volontà e della politica industriale del governo? È questa la domanda che è stata rivolta a Orsi durante l’incontro. «L’Ad non ha risposto» denuncia la Fiom. «Siamo nettamente contrari alle posizioni di Orsi – aggiunge Masat –, ma ritengo altrettanto grave l’assenza di una politica industriale del Governo che finora, non solo non ha fornito una data (chiesta da mesi) per incontrare le parti sindacali, ma non si è neppure pronunciato sulle sue prospettive per uno dei poli industriali più importati del Paese». Orsi non ha fatto menzione della ventilata entrata nel capitale sociale di AnsaldoBreda di Ferrovie dello Stato e Cassa depositi e Prestiti, né delle indiscrezioni che attribuivano al Governo Monti la volontà di dar vita a un polo ferroviario nazionale. «Le parole dell’Ad – spiega Nicola Riva, segretario della Fiom di Pistoia – non fanno che aumentare la preoccupazione. Non si escludono prossime iniziative di protesta. Una sarà sicuramente la manifestazione del 9 marzo a Roma». Orsi ha confermato il deconsolidamento non sono per AnsaldoBreda, ma per tutto il settore civile (Ansaldo Sts, Ansaldo Energia) al fine di «reperire il miliardo di euro necessario per tamponarne la grave situazione finanziaria». Per il settore difesa, invece, Orsi ha annunciato la volontà di cercare partner per le controllate Wass e Oto Melara. «Esprimiamo – spiegano dalla Fiom – un giudizio fortemente negativo sulla politica industriale di Finmeccanica che procede dritta verso lo smantellamento dell’apparato industriale civile del Paese».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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