Il Tirreno

Pistoia

Degrado nelle case popolari la Spes passa al contrattacco

di Michele Galardini

«Non compete a noi risolvere problemi che spesso rientrano nella sfera del sociale e pesano sempre di più le situazioni di morosità per risolvere le quali nessuno sembra in grado di intervenire»

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PISTOIA

La Spes rimanda al mittente tutte le accuse riceveute nei giorni scorsi in merito ai problemi nei condomini pubblici in cui si registrano anche molti casi di morosità. Non solo, nel tirarsi fuori da ogni responsabilità nei confronti dei condomini per lo stato di degrado segnalato dai cittadini residenti nelle case di via D’Aragona a Bottegone, la società punta il dito contro il Sunia e il suo segretario provinciale, Davide Innocenti.

«Il Sunia – dice la società – dovrebbe essere ben a conoscenza della dinamica che ha portato allo stato di morosità in molti condomini delle case popolari, in quanto nella maggior parte dei casi è proprio la Società Arca (socia o ex socia del Sunia) che tiene o teneva la gestione dei fabbricati in questione».

Per Stefano Marini, presidente della Spes, «questo tipo di gestione è conseguenza del fatto che negli anni passati, le società di gestione, in modo autonomo, senza alcun incarico dalla Spes o Ater, si sono proposte e fatte nominare dagli assegnatari come gestori delle spese condominiali e quando si sono verificati i casi di morosità non hanno mai provveduto ad attivarsi con i mezzi a disposizione».

Marini è categorico anche quando si parla delle condizioni in cui versano da mesi alcuni condomini, con ascensori inservibili e condizioni igieniche allarmanti. «Cosa posso fare se le scale sono sudicie? La società civile deve farsi carico, oltre a dare un alloggio a queste persone, anche delle pulizie per le scale?Ci sono delle situazioni di degrado sociale verso le quali, però, la Spes non può intervenire, perché la società ha solo la gestione dell’immobile».

Marini portato a sua difesa anche una sentenza, non ancora depositata, che riguardava proprio le case di via D’Aragona, nella quale il giudice aveva sollevato la società da ogni responsabilità di pagamento delle spese condominiali arretrate, sottolineando che tale pagamento doveva essere imputato esclusivamente agli assegnatari. In poche parole, dovrebbero essere gli amministratori a rivalersi nei confronti degli assegnatari per quanto riguarda i pagamenti arretrati attraverso le ingiunzioni. E se la morosità dovesse prolungarsi per più mesi o addirittura per anni, l’unico soggetto verso cui rifarsi dovrebbe essere la proprietà, ovvero il comune di Pistoia.

«Questi amministratori non hanno fatto ingiunzione ai condòmini perché dicevano che, tanto, non ci si cavava nulla. Gli edifici – continua Marini – non sono della Spes e quindi la società non può fare nulla in nessun caso. Al limite possiamo fare un piano di rientro, ma solo in presenza di una direzione univoca. Alessio Bartolomei ci chiama in causa per l’area Ricciarelli, ma la decisione di intervenire in quell’area non fu presa da noi ma dall’assemblea dei soci, dai Comuni. Sarei contento anch’io di non avere l’area Ricciarelli sulle spalle».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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