Il Tirreno

Pistoia

Continua la guerra alla Rai sul canone per tablet e Pc

La Confartigianato non si fida della marcia indietro contradditoria e chiede l’intervento del governo perché l’azienda annulli la richiesta di pagamento

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PISTOIA

Continua la guerra del canone Tv.

La Rai fa marcia indietro sul canone speciale, grazie alla campagna di protesta partita da Pistoia e al conseguente pressing effettuato a livello regionale e nazionale da associazioni di categoria e consumatori. Ma la Confartigianato invita le imprese a non abbassare la guardia e a continuare a sommergere il ministero dello sviluppo economico con le lettere di reclamo contro il balzello.

«La nota diffusa dalla Rai _ spiega il presidente dell’associazione di via Fermi, Simone Balli – è stata interpretata da tutti come una marcia indietro rispetto al canone speciale, che sarebbe dovuto solo da imprese ed enti che usano i pc come televisori. In realtà la nota dell’ufficio stampa Rai convince poco, anche perché nega ciò che l’azienda aveva scritto nella lettera allegata al bollettino di pagamento».

Nel comunicato pubblicato sul sito la Rai precisa infatti che «non ha mai richiesto il pagamento del canone per il mero possesso di un personal computer collegato alla rete, i tablet e gli smartphone. La lettera inviata dalla direzione abbonamenti Rai si riferisce esclusivamente al canone speciale dovuto da imprese, società ed enti nel caso in cui i computer siano utilizzati come televisori (digital signage)».

Una frase, questa, ritenuta quantomeno sibillina, visto che il “digital signage” non è altro che il segnale digitale e quindi rende tablet, smartphone e tutti i pc collegati ad internet atti ad essere usati come tv. Peraltro, le lettere di richiesta del canone speciale ricevute dalle aziende secondo la Confartigianato «recitano un copione completamente diverso dalla nota di retromarcia della Rai, dato che si legge: “la informiamo che le vigenti disposizioni normative impongono l’obbligo del pagamento di un abbonamento speciale a chiunque detenga uno o più apparecchi atti od adattabili alla ricezione di trasmissioni radiotelevisive al di fuori dell’ambito familiare, compresi computer collegati in rete (digital signage e similari), indipendentemente dall’uso al quale gli stessi vengono adibiti come ad esempio la visione di filmati, dvd, televideo, filmati di aggiornamento”.

«La contraddizione – sottolinea Balli – è evidente. Se quella della Rai è davvero una marcia indietro, si vedrà subito: nessuno pagherà, perché i pc aziendali sono usati per lavorare e non per guardare la tv in ufficio. E la Rai farà finta di niente. Salvo tornare all’attacco con nuove esose richieste. Per questo saremo tranquilli solo dopo una comunicazione ufficiale del ministero e una contro-lettera della Rai a tutte le imprese per annullare la richiesta di pagamento. Anche perché ci piacerebbe sapere dove sta scritto che un’azienda pubblica può decidere di tassare le imprese sulla base di una propria interpretazione della legge e, per di più, scrivere oggi una cosa e domani affermare il contrario. Noi continueremo a raccogliere le lettere di protesta da parte delle aziende e ad inviarle al ministro Passera, restando con il fiato sul collo ai livelli regionale e nazionale perché non mollino la presa. Non è tollerabile che alle imprese si chieda di rimboccarsi le maniche e fare sacrifici per salvare il paese, mentre l’inefficienza e gli sperperi dell’azienda-Rai debbano essere pagati da altri. Anzi, riteniamo che lo Stato dovrebbe sanzionare la Rai per i soldi buttati dalla finestra inviando a tutte le imprese le richieste di pagamento del canone speciale, per la pubblicità ingannevole e per aver fatto perdere tempo agli imprenditori».

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