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Pistoia

«Centinaia di morti nessun colpevole»

PISTOIA La sentenza e poi le lacrime. Di gioia quelle versate lunedì nell’aula del tribunale di Torino, dopo la condanna a 16 anni di carcere per disastro doloso e per i vertici della Eternit di...

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PISTOIA

La sentenza e poi le lacrime. Di gioia quelle versate lunedì nell’aula del tribunale di Torino, dopo la condanna a 16 anni di carcere per disastro doloso e per i vertici della Eternit di Casale Monferrato. Di rabbia quelle di otto anni fa, a Pistoia, dopo l’assoluzione di tutti i vertici della Breda.

«Tutti assolti, il fatto non sussiste, dissero allora: una frase che ci risuona ancora in testa come un tamburo. Tanta fu l’amarezza: abbiamo assistito ai funerali di centinaia di nostri compagni: tutti morti per quella polvere maledetta. Ci sono state tante vittime a Pistoia, ma nessun colpevole: non hanno avuto giustizia».

Romano Pagliai, in Breda dal 1947 al 1987, per quasi vent’anni delegato sindacale del consiglio di fabbrica, era presente in aula il 2 giugno del 2004, quando il giudice Alessandro Buzzegoli pronunciò la sentenza di assoluzione per i vertici di via Ciliegiole.

«Il processo per l’amianto alla Breda – dice Pagliai – si è concluso in un modo ben diverso da quello di Torino. Certo, a Casale Monferrato i morti sono stati di più, ma le colpe non si possono misurare in base al tragico conteggio delle vittime. Mi ricordo le lacrime che sgorgarono nell’aula di Monsummano: la figlia di Eligi Nesti, uno dei primi a morire di amianto, abbracciò tra le lacrime il pubblico ministero Jacqueline Magi. Per quelle lacrime la Magi fu redarguita, ma la tensione in quei momenti era altissima».

Pistoia conta circa 24 casi di mesotelioma su 4000 lavoratori Breda, a fronte di una media nazionale di un caso su 100mila, ma il tempo di latenza medio del mesotelioma è di 30 anni; il capitolo, quindi, a Pistoia, non è ancora concluso. Pagliai è stato tra coloro che hanno tenuto alta l’attenzione sulle morti per l’amianto killer.

«Mi ricordo ancora quel sabato di qualche anno fa in cui c’erano tre funerali contemporaneamente di nostri compagni di lavoro, tutti morti per l’amianto. Ne ho visti tanti ammalarsi e poi morire. Mi dicevano “non mi sento tanto bene”, io li guardavo, li rassicuravo, ma poi vedevo quelle macchie giallastre sul collo, dietro le orecchie, e capivo subito di che si trattava, anche se non dicevo niente. E la lista dei morti continua ancora. In questi giorni è morto un compagno delle Casermette: ancora si deve capire se il decesso è dovuto all’amianto».

Tra poco più di un mese, il 27 marzo, compirà 20 anni la legge sulla cessazione dell'impiego di amianto. Del 1992 è anche la normativa che introdusse le agevolazioni pensionistiche per gli esposti alla sostanza. Coloro che, come Pagliai, sono andati in pensione prima di quell’anno, però, non hanno avuto nessun riconoscimento: “E’ come se non fossimo mai esistiti – commenta Pagliai – Sono entrato in quella fabbrica a 14 anni: lì ho imparato il valore del lavoro, dell’amicizia, ma ho anche respirato l’amianto e ora ho le placche nei polmoni». (m.q.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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