Il Tirreno

Pistoia

Assunzioni al palo e il posto fisso è solo un miraggio

di Francesco Albonetti

Dal rapporto Excelsior sul primo trimestre dell’anno provincia agli ultimi posti nelle previsioni delle imprese

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PISTOIA. In un clima di recessione generale, la provincia di Pistoia continua a distinguersi per toccare il fondo del barile. Lo conferma l’ultimo rapporto Exclesior di Unioncamere relativo alle previsioni delle imprese sul fronte occupazionale nel primo trimestre dell’anno. Previsioni che, come dice il segretario provinciale della Cgil Gessica Beneforti, «non fanno che ricalcare i numeri reali e questo è la dice lunga sul futuro che ci aspetta».

In valori assoluti, le assunzioni previste dalle imprese della provincia in questo primo scorcio del 2012 sono 350, 7,1 ogni mille dipendenti. Questo dato colloca la provincia al penultimo posto in Toscana (solo Massa e Carrara ha numeri peggiori) e al 104° in Italia, cioè il penultimo posto. In testa alla graduatoria ci sono Grosseto, Siena, Livorno e Firenze. Un altro dato molto significativo, è quello sulle assunzioni a tempo indeterminato. Se il posto fisso non è una forma contrattuale che vada per la maggiore in Italia, a Pistoia lo è ancor meno: solo il 15% delle assunzioni previste sono a tempo indeterminato, ancora una volta la peggior percentuale in Toscana (Pisa è in testa col 37,3%).

Se si vanno a vedere i settori dove le imprese prevedono assunzioni, prevalgono nettamente quelli dei servizi - 230 su un totale di 350, cioè il commercio, il turismo e ristorazione, servizi alla persona. L’industria e le costruzioni, in definitiva la manifattura, prevedono solo 120 assunzioni, di cui, peraltro nel 70,6% con contratti a tempo determinato e solo il 16,4% con contratti fissi. Nei servizi, la richiesta di contratti a tempo determinato è del 68%, contro il 14,3% appena dei contratti a tempo indeterminato. Numeri largamente inferiori alle medie regionale e nazionale, che già non brillano.

«Salta all’occhio che le figure più richieste dalle imprese pistoiesi non solo quelle qualificate e specializzate, ma quelle generiche – commenta Gessica Beneforti – Questo testimonia che non ci sono ancora investimenti in attività ad alto contenuto tecnologico. Pistoia da questo punto di vista è al 94° posto in Italia. Ed anche quando queste imprese sono presenti, si tratta di aziende di piccole dimensioni, che fanno fatica a stare sul mercato. Assunzioni solo nel terziario, da un lato, di figure dalla professionalità generica. E dall’altro lato, imprese troppo piccole che non hanno la possibilità di grandi investimenti. Altro dato in cui le aspettative delle imprese coincidono con la realtà empirica, è il carattere estremamente precario del lavoro pistoiese rispetto al resto d’Italia. E’ evidente come vi sia la necessità di mettere al centro delle priorità del territorio la crescita e l’occupazione, in particolare puntando sulla manifattura e sulla possibilità di investire in ricerca, innovazione e formazione».

Un altro dato che spicca è quello sulla distribuzione del genere. Gli uomini prevalgono nettamente sulle donne: 28% contro 37,3%. La differenza però si deve esclusivamente alla manifattura: nell’industria e costruzioni le richieste di manodopera maschile sono il 62,9%, quelle di manodopera femminile il19%. Nei servizi, invece, la percentuale s’inverte, seppure con differenza meno marcata: 32,5% di manodopera femminile contro il 24,2% di quella maschile. Mettendo insieme questo dato con quelli della prevalenza dei contratti a tempo determinato e della richiesta di qualifica, viene fuori come un’occupazione femminile concentrata nel commercio e servizi, generalmente poco qualificata e precaria.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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