Gioco
È nell’industria la prospettiva di nuovo lavoro
«Subito semplificazione e programmazione per facilitare gli investimenti indispensabili»
PISTOIA
Quando, nel marzo del 2010, durante il congresso alla Radicifil, il segretario generale uscente Daniele Quiriconi annunciò nel suo addio agli iscritti della Cgil che il suo successore sarebbe stata una donna, l’attenzione si concentrò subito su Gessica Beneforti, allora responsabile dell’organizzazione, donna giovane e preparata. La sua elezione è stata un segno di rinnovamento nella continuità. «Impegnarmi in questo mondo – conferma Beneforti – per me è stata la concretizzazione di come sono. Ho due grandi passioni: il diritto e l’architettura, e un padre che in Cgil ha ricoperto il ruolo di delegato sindacale nei trasporti. L’interesse per il mondo del lavoro c’è sempre stato, l’ho sempre considerato una parte importante della mia vita, e della vita di ciascuno. Ritengo che qualsiasi società civile basi il suo essere democratica su cardini inamovibili: il lavoro è uno di questi. Oggi abbiamo un mercato profondamente diseguale, c’è bisogno di più rappresentanza».
L’elezione a segretaria generale ha coinciso con la più forte recessione economica del dopoguerra. Pistoia ha sofferto più di altre realtà la crisi, in Toscana è ai primi posti per fallimenti aziendali e perdita di posti di lavoro. E non si intravedono cambi di marcia.
«La crisi ha colpito trasversalmente tutti i settori, anche se con forza diversa. Nell’ultimo semestre del 2011 ha iniziato a soffrire anche il vivaismo. Il quadro è fosco, perché non ci sono eccellenze e non si intravedono possibilità immediate di ripresa. Ma si cresce se si investe, ecco perché ci vuole una consonanza di intenti tra parti sociali, comprese le istituzioni e gli istituti di credito. Non soffrono, o soffrono meno, le aziende che hanno una alta propensione al tecnologico».
Come donna e come sindacalista, come si confronta con le migliaia di donne che hanno perso il lavoro?
«Pistoia ha un dato allarmante: per la prima volta, da due anni, registriamo un aumento dell’inoccupazione femminile. Un fenomeno rilevante non solo per le dinamiche familiari. Una donna che rinuncia a cercarsi un lavoro o un nuovo lavoro è una sconfitta per la società. Dopo 30 anni siamo tornati ad avere un tasso di inoccupazione in crescita, è un problema anche di tenuta democratica del Paese».
Cosa chiederebbe, da donna, al futuro sindaco?
«Aprire un confronto sugli orari della città. Che non significa liberalizzazione degli orari del commercio - questione su cui avremmo auspicato un maggior coraggio da parte dell’amministrazione comunale - ma ridefinizione dei tempi dei servizi che la città offre. Penso in primo luogo al prolungamento dei servizi per l’infanzia, e ad un servizio di trasporto più funzionale. Una buona copertura dei servizi all’infanzia, di quelli che assicurano l’assistenza agli anziani, un trasporto pubblico efficiente, consentono di liberare risorse e danno la possibilità a più donne di lavorare e di cercare lavoro. Faccio questa richiesta consapevole che come sindacato dovremmo concertare con i lavoratori: mantenere nel giusto equilibrio i loro diritti con una riorganizzazione del sistema-città che possa favorire le donne».
Tornando al lavoro, c’è chi dice che Pistoia deve guardare oltre il manifatturiero, su cui si è basata tanta parte della sua economia dal boom degli anni ’60.
«È un punto su cui mi soffermo volentieri. C’è un settore trainante, come il vivaismo, poi ci sono settori che hanno bisogno di maggiore innovazione, come il terziario e il turismo, tutti ambiti dove bisogna adoperarsi per creare una “buona” occupazione. Perché la realtà dei fatti è che il lavoro adesso è più povero, precario. Ma non si può prescindere dal manifatturiero. L’obiettivo è la reindustrializzazione del territorio, e la contemporanea attrazione di investimenti».
Come favorirli?
«Attraverso la semplificazione amministrativa - tempi brevi e certi della pubblica amministrazione - attraverso infrastrutture e mobilità, attraverso una programmazione che vada oltre il localismo. Attraverso, mi lasci dirlo, un ripensamento di strumenti di concertazione che mostrano tutta lo loro inadeguatezza alla situazione attuale. Un esempio è “Pistoia Futura”. Con la probabile scomparsa, poi, delle Province e quella già avvenuta delle Apt dobbiamo pensare a strumenti diversi da quelli tradizionali per promuovere il territorio. Credo si debba andare nella direzione dell’efficientamento. La priorità è riportare il lavoro a Pistoia in un contesto di qualità, insieme a investimenti e a interventi formativi. Abbiamo uno straordinario bisogno di formazione».
A questo proposito, luogo principe della formazione è l’università, il cui ruolo a Pistoia sembra messo in discussione.
«Non possiamo legarci a un rapporto esclusivo e asfissiante con Firenze. Dobbiamo guardare all’università del capoluogo in una logica di maggiore adesione, e nel contempo provare a costruire a Pistoia eccellenze che facciano cultura. C’è un tema fondamentale: una città è universitaria se è capace di attirare studenti che vedano possibilità di crescita. Detto questo, per me l’università è una scelta irrinunciabile, tutto sta a trovare il modo per renderla funzionale alla crescita».
Nel 2013 sarà inaugurato il nuovo ospedale San Jacopo, ma il vostro sindacato lamenta una scarsa concertazione con azienda sanitaria e Comune sui - tanti - problemi della sanità.
«Chiediamo che non venga dispersa l’attenzione verso i servizi sanitari. Ad oggi registriamo numerose fughe di pazienti e operatori del settore verso altri ospedali. C’è bisogno di riprendere e dare maggiore continuità: la riorganizzazione della rete ospedaliera sulla base dell’intensità di cure e il rapporto di Pistoia nell’area vasta sono temi a cui le rappresentanze sindacali e le istituzioni devono porre la massima attenzione. Nonostante gli impegni presi in fase di conferenza dei sindaci, il confronto è andato avanti a fase alternata. E’ un appello che rivolgiamo anche al futuro sindaco, ma vorremmo riprendere il confronto già da subito».
Parliamo di AnsaldoBreda, azienda simbolo della città che vive un momento drammatico.
«È una vicenda plastica di un problema-Paese. Ricordo che nel 2003, in un convegno a cui prese parte l’allora presidente della Regione Claudio Martini, noi della Cgil fummo definiti Cassandre, portatori di profezie nefaste. Quelle previsioni si sono rivelate giuste, e lo diciamo con rabbia. AnsaldoBreda ha avuto per anni un management inaffidabile unito a una scarsa innovazione. Non eravamo Cassandre. Ora dobbiamo andare tutti nella stessa direzione: tenere il presìdio. C’è un’esigenza di risanamento che non può prescindere da investimenti. AnsaldoBreda non è più azienda leader da anni, ma non è pensabile di risanare tagliando posti di lavoro. Non è così che si rende un’azienda più competitiva.Molto dipende da quello che il governo decide di fare, che politiche intende attuare sul materiale rotabile. AnsaldoBreda ha già perso la possibilità di avere un polo nazionale dell’industria dei trasporti. Qual è il piano industriale di Finmeccanica, il suo percorso di efficientamento? L’ultimo prodotto targato AnsaldoBreda è il V250. Sono passati già diversi anni. È una vertenza che investe non solo Pistoia ma il territorio regionale. Noi continuiamo a ritenere il settore strategico».
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