Il Tirreno

Pistoia

Un tetto alla Caritas, ma non tutti accettano

di Michele Galardini

Difficile, e a volte rischioso, assistere gli homeless ai quali portano aiuto anche tanti cittadini

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PISTOIA

Per far fronte ai disagi causati dal freddo di questi giorni e dare riparo ai senza tetto che, altrimenti, sarebbero costretti a rifugiarsi in anfratti freddi e scoperti, la Caritas mercoledì sera ha allestito dieci brandine nei locali della mensa Don Siro Butelli in Piazza dei Servi. Un secondo alloggiamento, dopo la casa di via Pacinotti già messa a disposizione nei giorni precedenti, che fino al termine dell’ondata di gelo ospiterà gli “homeless” che negli anni scorsi erano stati accolti nell’albergo popolare, attualmente chiuso per ristrutturazione e che nei giorni precedenti si sistemavano alla meglio nell’atrio della stazione oppure in una delle tante strutture abbandonate delle Ville Sbertoli. Una sistemazione d’emergenza a cui si accede tramite una stretta scalinata che dalla cucina porta ad un ampio seminterrato dove, oltre ai posti letto, è possibile anche sedersi sui divani per guardare la televisione o semplicemente disporsi attorno ad un tavolo per una partita di carte.

«Abbiamo due persone abbastanza giovani – racconta Simona Turco, funzionaria dei sevizi sociali del Comune - che passano da un albergo popolare all’altro e la loro vita, ormai, è questa. Molti non accettano percorsi di recupero personale». Le difficoltà per gli operatori sono innumerevoli, a partire dalle condizioni in cui i senza tetto arrivano di sera, verso le 21, talmente pieni di alcool che risulta difficile anche parlarci. Problemi che devono essere sedati sul nascere dall’operatore che ogni sera vigila, come Pierpaolo Frugoli: «Bisogna controllare che abbiano bevuto poco e che non abbiano bottiglie nelle borse, perché è proprio l’alcool la prima causa di risse».

Molti cittadini si sono rimboccati le maniche per venire in aiuto alla Caritas, a volte ospitando loro stessi uno o più senza tetto, cercando così di sopperire alle spese che, mentre nel caso dei nordafricani del “progetto profughi” sono interamente coperte dal ministero, per queste emergenze gravano sulle casse del Comune. Anche il prestito di un furgone, in questi casi, rappresenta un gesto tanto semplice quanto necessario alla sopravvivenza. Eppure, come se non bastasse, lo Stato continua a pubblicizzare sulle reti pubbliche il gioco d’azzardo. In costante contatto con la polizia ferroviaria, gli operatori della Caritas sono pronti ad accogliere nuovi arrivi, consapevoli che, per il momento, non è possibile monitorare tutti i giacigli improvvisati in città.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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