Il Tirreno

Pistoia

«Piccole aziende frenate da burocrazia e banche»

di Marco Innocenti

I vertici della Confartigianato chiedono pratiche semplificate in Comune, più agevole accesso al credito, meno vincoli urbanistici e nuove infrastrutture

6 MINUTI DI LETTURA





PISTOIA

Meno burocrazia e vera semplificazione nelle pratiche e tempi solleciti nei pagamenti. E ancora: politica degli appalti mirata a dare il maggior spazio possibile alle aziende locali, norme urbanistiche che consentano soprattutto le opere di ristrutturazione e piccole modifiche, sinergie e iniziative concrete per far decollare il turismo e tutte le attività in genere.

 Sono queste le urgenze indicate dalla Confartigianato perché le imprese, oggi in grave difficoltà, possano ricevere il sostegno e lo slancio necessario per ripartire.

Su tutte, per il presidente e il direttore della Confartigianato, Simone Balli e Patrizio Zini, la priorità va alla riorganizzazione della macchina del Comune, come i due dirigenti dell’associazione hanno chiaramente indicato anche di recente, negli incontri con i candidati sindaco che si sfidavano nelle primarie del centrosinistra.

 «Abbiamo letto che il Comune ha proceduto ad una revisione del funzionamento dello sportello Suap - dicono -. Ci auguriamo che dia i risultati sperati perché oggi il rapporto tra aziende, ed anche singoli, con gli uffici di palazzo di Giano è davvero difficile.

«Saranno le pastoie burocratiche, saranno altre cause: fatto sta che si ha a volte la percezione di un atteggiamento vessatorio da parte dell’ente pubblico nei confronti dell’utenza».

 Qualche esempio?

 «L’attività dei cantieri. Le ditte che chiedono permessi si imbattono in una gran quantità di pratiche, con tempi lunghissimi e costi elevati, trattate oltretutto da uffici diversi. Un’odissea scoraggiante.

«Ma la lista del cattivo funzionamento della macchina comunale potrebbe essere lunga, a partire dai tempi impiegati per pagare le ditte che hanno fatto lavori o dato forniture all’amministrazione.

«Occorre una nuova organizzazione, sull’esempio di quella di altri Comuni, come Agliana o Quarrata, dove le cose funzionano assai meglio. Più in generale sarebbe necessario che almeno gli enti dello stesso comprensorio uniformassero norme e iter e tempi delle pratiche».

Troppo lunghi?

 «Si può andare in genere dai sei mesi all’anno e anche oltre. Un guaio enorme, una situazione che complica i già pessimi rapporti con le banche. L’accesso al credito è diventato difficilissimo e molto oneroso, si rischia di non vederci più anticipare il credito nemmeno a fronte delle fatture fatte agli enti pubblici. L’artigiano che va in banca per necessità si trova di fronte a un muro di gomma.

«L’opera degli istituti di credito cooperativo, fortunatamente presenti sul nostro territorio, e il buon rapporto della nostra associazione con la Banca del Monte di Lucca mitiga un po’ le cose, ma le piccole banche locali non ce la fanno a coprire il fabbisogno reale.

«E pesa parecchio la perdita della Cassa come la conoscevamo prima che venisse inglobata da un gruppo nazionale. Le ditte scontano la carenza di liquidità, gli investimenti sono impossibili.

«In ogni caso sono lunghissimi i tempi di qualunque pratica».

 Vi lamentate del fatto che le grandi opere pubbliche vanno a finire a gruppi esterni. Ma il Comune, come tutti gli enti, deve rispettare le leggi sugli appalti. Cosa potrebbe fare per dare più spazio alle ditte locali senza violare le normative?

«Gli interventi per la variante alla SS 12 o, prima ancora, per il nuovo ospedale non vedono all’opera alcuna impresa locale.

«Noi pensiamo che, nel rispetto delle leggi, ci possa essere una gestione politicamente più accorta, che parte dalla suddivisione degli appalti.

«Tra l’altro già oggi le ditte aggiudicatarie esterne provvedono poi a subappaltare. La Provincia si era mossa per avvalersi di un consulente in grado di dare indicazioni per gestire gli appalti “sotto la soglia”, in modo da tener presenti anche le ditte locali: che fine ha fatto quell’iniziativa?

«La realtà è oggi per le imprese pistoiesi restano le briciole, che pare tra l’altro siano destinate sempre alle stesse - poche - aziende. Ci auguriamo vivamente che questa situazione cambi.

«Nel frattempo poniamo un quesito all’amministrazione comunale: le pietre antiche tolte per la ripavimentazione di zone nobili del centro storico verranno riutilizzate? Come? E dove sono state messe? Perché si è preferito ricorrere a nuovi materiali?».

 Ma le imprese edilizie vostre associate non sono in grado di strutturarsi meglio per poter competere?

 «Abbiamo giù un soggetto, il consorzio Giano, che in altre città riesce ad aggiudicarsi appalti. Dalle nostre parti però arriva sempre secondo».

 È in discussione il nuovo regolamento urbanistico. La sua approvazione potrebbe aiutare le vostre aziende?

 «Ci pare che si siano ridotte troppo le possibilità d’intervento e che resti il conflitto su chi possa utilizzare i pochi terreni disponibili. Già in passato abbiamo assistito ad una sorta di lotta tra artigiani e vivaisti per poter contare su queste aree. A noi però preme più che altro che le aziende siano messe in grado di riqualificare l’esistente, valorizzando e ammodernando ciò che già esiste. Meno vincoli darebbero fiato al riuso, con minore spreco di territorio.

«Del resto vediamo che laddove, come nella Piana, si sono realizzate nuove aree artigianali si stenta a collocarvi le imprese. Il momento non è propizio, meglio sarebbe consentire alle ditte di ristrutturare i propri stabili, incentivando così anche le attività di tutto l’indotto artigiano.

«Si creerebbe un circuito virtuoso di tanti piccoli lavori affidabili a idraulici, falegnami, elettricisti e quanti operano nell’edilizia su basi artigianali».

 Si discute molte delle iniziative per sfruttare a dovere la risorsa turismo. Interessano la vostra associazione?

 «Certamente. L’auspicato incremento del flusso turistico di qualità non può che giovare all’artigianato. Partecipiamo e seguiamo con grande interesse l’azione del consorzio Pistoia Futura, di cui fanno parte Comune, Provincia, Camera di Commercio e associazioni di categoria.

«Riteniamo fondamentali le sinergie per promuovere il territorio sotto il marchio-ombrello che renda risconoscibili le particolarità che possiamo offrire come comprensorio: le bellezze artistiche e architettoniche della città, le terme, la montagna, i vivai. Abbiamo tesori da mostrare, ora si tratta di individuare gli eventi e calendarizzarli nei vari mesi dell’anno per poi farli conoscere nel mondo.

«Il braccio operativo può essere Pistoia Promuove, l’azienda speciale della Camera di Commercio che si è dotata di un manager di altra professionalità».

Parlate di sinergie per “fare sistema” e sfruttare i vantaggi che offre questo tipo di collaborazione solo nel turismo?

 «No, puntiamo su una strategia del genere anche per la rete delle aziende, utile per gli acquisti, la partecipazione alle gare, la produzione e l’export, sempre più risorsa primaria del nostro comparto.

«Se c’è un settore che in questo momento dà soddisfazioni è proprio quello dei prodotti da esportazione.

«Anche alla mostra di Firenze dedicata alla biancheria le ditte che lavorano con l’estero hanno avuto buone commesse».

Cosa chiedete agli enti per sostenere queste reti?

«Sollecitiamo facilitazioni nelle pratiche e sostegno nelle relazioni, accanto ad un cambio di passo per vedere le attese realizzazioni di nuove opere infrastrutturali per la terza corsia autostradale e il nuovo casello, il potenziamento della rete ferroviaria, la costruzione della metropolitana di superficie, la riorganizzazione dell trasporto pubblico su gomma, la gestione della risorsa acqua».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa