Il Tirreno

Pistoia

«Campione seguendo un sogno»

Martini, Bettini, Scinto e tanti ragazzi per ricordare Franco Ballerini

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CASALGUIDI

«Attraverso un sogno diventò campione. Forse, quel sogno, nacque dopo aver visto in televisione un sentiero, una corsa, una foresta. Deve aver pensato: "io un giorno l' attraverserò quella foresta, e lo farò da campione. Così fece. Perchè credette in se stesso, e la cosa più importante è credere in quello che si sceglie di fare. Lui scelse di essere corridore e scelse i sentieri di pietra, la corsa più difficile».

Per parlare di Franco, Alfredo Martini si alza in piedi. Dà le spalle al lungo tavolo di sportivi, di amici. Lascia dietro sè Paolo Bettini, Luca Scinto e Fabrizio Fabbri. Regala gli occhi, la voce e i suoi 91 anni d'amore per la bicicletta ai tredicenni della scuola media casalina. «Quant'è importante fare quello che ci piace fare. Quant' è importante crederci» dice dal mezzo di una palestra comunale piena zeppa di ruote, bambini in festa, cartelloni con su scritto "Merci Roubaix" e foto di un Ballerini sorridente. «A me sembra che sia tra di noi. Che ci sia qualcosa dentro ognuno che appartiene a lui. Sono passati due anni dalla sua partenza, una partenza che lo portò lontano, nell'infinito. Ma da quest'infinito adesso starà guardando voi. A lui piaceva stare coi giovani».

Il tributo più grande, nella giornata di ieri dedicata al ct azzurro, è arrivato proprio dai ragazzi delle scuole medie. Arroccati sulle gradinate di ferro, battono i piedi – perchè un semplice applauso non sarebbe bastato – quando Martini prende il microfono. Una festa. La festa dello sport e della condivisione. «Franco – ha detto l'ex tecnico della nazionale, oggi cittadino onorario di Serravalle – piaceva alla gente perchè era lui per primo ad amare le persone».

« Il suo interlocutore – ha ricordato Andrea Dani – capiva immediatamente che chi gli stava davanti lo considerava, gli dava attenzione: mai banale e mai di circostanza».

Quella di ieri è stata una commemorazione viva, un inno alla gioia. Gli studenti hanno gonfiato tubolari, montato ruote, pedalato. Per ognuno di loro si è alzato il tifo degli altri cento compagni. Se la morte di Ballerini, come dice Dani, «ha lasciato una strana sensazione di disagio, di qualcosa che manca e che invece vorremmo avere con noi», la vita è stata forse più forte. Ieri il ricordo del maestro ciclista ha riempito una palestra di giovani pronti a innamorarsi delle piccole cose, a vivere un'esistenza genuina e, nonostante le strade di pietra, a seguire i propri naturali talenti: provare ad essere autentici. Nel pomeriggio il paese si è stretto intorno alla tomba del campione, per un nuovo commosso abbraccio.(b.f.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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