Gioco
Tnt, la rabbia dell’assemblea «L’azienda ha taciuto per mesi»
I 44 dipendenti, senza stipendio da settembre, annunciano presidi e iniziative pubbliche dopo la richiesta a sorpresa del concordato preventivo. E chiedono aiuto alle istituzioni
MONTALE
Indetto lo stato d'agitazione alla Prato Tnt: i 44 dipendenti annunciano presidi e iniziative. I lavoratori non riscuotono la cassa integrazione ordinaria dallo scorso settembre e l'azienda, a corto di liquidi, non concede anticipi. Molti operai, da mesi, vivono con uno stipendio da miseria: quello delle poche ore effettive di lavoro in ditta.
Rabbia e disperazione. Questi gli odori che impregnavano l'aria all'assemblea di ieri. L'incontro, convocato dai sindacati, è andato avanti a colpi di toni accesi e voci animate. Dopo la richiesta di concordato avanzata dalla famiglia Pecchioli, proprietaria della Spa di via Garibaldi, i dipendenti, spiega Michele Gargini della Cgil, sono carichi d'indignazione e sorpresa. «L'azienda ha taciuto per mesi sul reale stato delle cose. Tutto quello che è accaduto non era previsto perchè non c'è stata trasparenza. La proprietà ha comunicato le proprie decisioni a cose fatte, senza delinare alcun percorso per i lavoratori. I dipendenti non si aspettavano questo e adesso, tra di loro, c'è molta rabbia per un silenzio che ha lasciato tutti di stucco».
Il 22 gennaio scorso la Cgil, in odor di tempesta, aveva chiesto ai vertici Tnt se il concordato preventivo fosse o meno all'orizzonte. L'azienda ha inizialmente smentito la prospettiva. Venerdì scorso però c'è stato il cambio di rotta e l'annuncio, al tavolo provinciale dell'Unità di crisi, della richiesta avanzata.
Adesso gli operai sono in stato d'agitazione e invocano l'intervento delle istituzioni: anche di quelle locali. A rischio ci sono 44 posti di lavori che coinvolgono cittadini di Montale e Agliana. «Noi – continua Gargini – chiederemo subito un incontro con l'azienda. Le priorità in questo momento sono la tutela di tutti i dipendenti e la riscossione degli stipendi. Abbiamo già chiesto alla Prato Tnt di farsi carico dell'anticipo sulla cassa integrazione ma ha detto di no».
La preoccupazione tra gli operai è altissima. La migliore delle prospettive infatti è quella di una drastica riduzione del personale – si parla almeno del 50% – e di una ripartenza, tramite una nuova compagnia, tutta incentrata sul mercato della ristorazione. La palla è in mano agli istituti di credito. La crisi per la storica ditta montalese, specializzata nella produzione di tessuto non tessuto, è arrivata con la diminuzione di alcune importanti commesse del settore ferroviario. Dopo la cassa integrazione ordinaria del 2011 e la straordinaria in vigore dal 24 gennaio scorso, i dipendenti oggi chiedono a gran voce «l'intervento e il coinvolgimento delle istituzioni». Sono in molti ad aspettare una presa di posizione da parte del sindaco David Scatragli. «Gli amministratori, adesso più che mai, si facciano sentire» incalzano i lavoratori.
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