Toscana
Pane fresco la domenica? Confronto tra i fornai
Giuntini (Confcommercio): «Bisogna organizzarci per non subire le nuove norme sulle liberalizzazioni». Al vaglio l’ipotesi di ricorrere a riposi compensativi
di Eleonora Ferri
PISTOIA
Pane fresco la domenica e nei festivi? Se ne può parlare, ma bisogna che ci sia un accordo complessivo e, soprattutto, si prevedano forme di riposo compensativo.
Non si può insomma pretendere che un panettiere lavori 7 giorni su 7, ma può essere utile per lui stare aperto la domenica, soprattutto se opera in luoghi frequentati da sciatori o turisti.
La proposta di confronto arriva dal presidente del sindacato panificatori di Confcommercio, Nicola Giuntini, dello storico forno omonimo di Quarrata. È lui che invita a valutare nuove formule e a riflettere sulle difficoltà che potrebbero derivare dall'attuazione del decreto sulle liberalizzazioni.
«Il quadro economico
– dice Giuntini – è quello di un mercato in cui il consumatore chiede sempre di più, considerando anche l'abitudine sempre più affermata di utilizzare la domenica come giorno di spesa. Ma c’è anche un governo che ritiene che, togliendo certi limiti, si possano favorire l'occupazione e la concorrenza».
Il quadro comprende anche il rischio di un aumento dei prezzi.
«Se tutti i panifici saranno aperti sette giorni su sette, si farà la stessa quantità di pane, perché si presume che la richiesta sarà la stessa, lavorando peraltro un giorno di più – spiega il fornaio –. Fatto che genererà un aumento dei costi di gestione, che si ripercuoterà sul prodotto finito».
Oltrettutto anche il mercato del companatico è caratterizzato dall'orientamento verso il risparmio:
«Tendenzialmente produciamo la stessa quantità di pane, forse anche di più, però incassiamo meno – aggiunge Giuntini – e questo perché i consumi in generale, si orientano sulla tipologia di prodotto che costa meno, come il pane da chilo».
Altro problema del lavoro nei festivi sono i ritmi.
«Ritengo che sia in ogni caso necessario consentirsi un riposo settimanale, le leggi fino ad oggi ci tutelavano da questo punto di vista. Ma visti i tempi, invece di rimanere ancorati a una normativa rigida come quella del passato, sarebbe opportuno accogliere le novità delle liberalizzazioni cercando una via nuova».
L'invito alla ricerca di una terza via, che si ponga fra le aperture libere sette giorni su sette e le vecchie ordinanze, Giuntini lo lancia anche alle altre associazioni di categoria e ai sindacati, con lo scopo di trovare una forma nuova di gestione del problema.
«Mi sembra sbagliato proporre come forma di risposta alla crisi, l'apertura sette giorni su sette. La cosa saggia da fare secondo me, potrebbe essere per esempio quella di turnarsi.
«Se proprio si vuole garantire il prodotto durante tutto l'arco settimanale – sostiene –
lo si potrebbe fare, ma trovandosi d'accordo su chi sta aperto il tal giorno della settimana e chi l'altro.
«In questo in modo si potrebbe cercare di mantenere il livello dei costi inalterato. Ovviamente è solo una delle possibilità da affrontare nel dibattito tra tutti i soggetti interessati.
«Sono questi i punti di cui bisognerebbe parlare, cercando di accogliere il nuovo invece di subirlo, e sfruttare l’occasione lo per reimpostare il lavoro».
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