Il Tirreno

Pistoia

«Dna e calibri, ma conta l’occhio»

Il professor Borrini spiega come si è riusciti a risalire all’identità delle vittime

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PISTOIA

«Abbiamo usato gli strumenti a disposizione dell’antropologia forense, calibri di misurazione e simili, senza dimenticare le analisi di laboratorio condotte dalla professoressa Rickards, ma lo strumento più utile per ogni indagine rimane sempre l’occhio, che deve essere associato a un ragionamento supportato dalle opportune conoscenze».

Detta così, sembra quasi facile, ma l’identificazione dei due soldati indiani non è stata affatto semplice. Matteo Borrini la spiega dall’Egitto, dove in questi giorni sta analizzando alcuni resti mummificati.

In due parole, come avete fatto?

«Abbiamo fatto ricorso a valutazioni morfometriche e statistiche tipiche dell’antropologia forense per stimare il numero dei soggetti rappresentati da quelle poche ossa. Poi abbiamo steso un profilo biologico dei due soggetti, le cui caratteristiche sono state confrontate con l’elenco dei dispersi in battaglia. In quelle zone hanno combattuto sia tedeschi che italiani, soldati del Commonwealth britannico indiani e sudafricani. Dopo un esame dei dati contestuali e dei reperti associati ai resti umani e grazie all’indagine genetica delle dottoresse Rickards e Martinez-Labarga è stato possibile ricostruire la provenienza geografica dei due soggetti e confrontare il loro profilo con quello dei caduti».

Quale grado di certezza si può dare all’identificazione?

«L’antropologia forense è in grado di dare soddisfacenti risultati dal punto di vista investigativo nell’ambito dell’identificazione personale».

Quanto tempo ha impiegato per arrivare al risultato?

«Sono indagini che richiedono un certo tempo, come anche i fatti di cronaca dimostrano. Questo caso è stato ovviamente complicato anche dagli anni che ci separavano dall’evento e quindi dalla necessità di recuperare nelle sedi straniere i documenti necessari. Per questo ci sono voluti alcuni mesi».

Aveva mai identificato resti di militari morti in battaglia?

«Sì, mi sono occupato di altre situazioni simili sia sulla Linea Gotica che all’interno di cavità carsiche, dove furono infoibati alcuni soggetti. Quel caso riguardò l’area spezzina».

(p.n.)

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