La manifestazione
«Lascio un Comune passato in serie A»
Renzo Mochi rivendica i risultati di vent’anni di amministrazione prima come vice e poi come sindaco di Casalguidi
di Beatrice Faragli
SERRAVALLE
Vent’anni ai vertici dell’amministrazione serravallina. Prima come vicesindaco, poi come primo cittadino. A tre mesi dalla fine del mandato, Renzo Mochi lascia un Comune «di serie A» .
Dopo tutto questo tempo è pronto per nuovi incarichi o lascerà la politica?
«Non rivendico nulla nonostante i vent’ anni di impegno nell’amministrazione. Se riterranno che quest’esperienza fatta a Serravalle serva ad altri, bene, altrimenti tornerò alla mia officina. Anche senza incarichi cercherò comunque di dare un contributo al Pd».
È stato spesso attaccato per la poca considerazione mostrata verso i gruppi civici. I comitati sono un tasto dolente per lei?
«Qualcuno ha già deciso di candidarsi alle prossime elezioni come lista civica. Io non sono contrario ai comitati in quanto espressioni cittadine. Da questo punto di vista infatti possono dare un contributo enorme al territorio. Se il comitato è collaborativo, se punta alla costruzione e non alla distruzione va ascoltato attentamente. Le persone di Serravalle sapranno valutare bene a chi dare il proprio voto. Non siamo un paese adatto ad una lista civica che ha scopi precisi. L’amministrazione non è soltanto discarica o ex cava Bruni ma è programma, territorio, ambiente, sociale, tagli alle risorse. Il Comitato quando trasforma la sua giusta battaglia in un obiettivo politico non serve più».
Una delle lotte ricorrenti dei gruppi civici è quella sulla discarica del Cassero. Sotto il suo governo l’impianto è stato ampliato. Scelta da rivendicare?
«L’ampliamento è stata una gran cosa. Noi avevamo più elementi per valutare il passo. Al di là dei disagi che una discarica può comportare, perchè certamente non stiamo parlando di una profumeria, siamo convinti della sua corretta gestione e le analisi ci fanno stare più che tranquilli. Ampliando siamo riusciti ad avere risorse econimiche e a garantire strutture, come il nuovo polo scolastico di Casalguidi-Cantagrillo ai cittadini. Con gli utili arrivati dall’impianto e il buon governo questa amministrazione ha portato alla luce le qualità del Comune di Serravalle: siamo passati dalla serie B alla serie A».
Quali gli obiettivi raggiunti e quali invece quelli mancati?
«La nuova scuola è sicuramente un traguardo raggiunto. Qualcuno però si è preoccupato di non farcela fare avanzando ricorso al Tar ma tutti i gradi di giudizio ci hanno dato ragione. Il rammarico è che per 2 anni siamo stati praticamente fermi e a quest’ora i bambini potevano già essere nelle aule. Siamo soddisfatti di lasciare un Comune con servizi di grande livello ai prezzi più bassi della provincia, con un’addizionale Irpef ferma allo 0.4 e senza pari nel pistoiese: tutto questo grazie alla discarica. Abbiamo poi rimodernizzato i plessi scolastici, fatto grandi interventi per il rischio idraulico e siamo riusciti a organizzare un porta a porta che ha permesso a Serravalle di raggiungere il 93% di differenziata.Una grande sconfitta è stata invece quella di non concludere il mandato con la coalizione iniziale. L’ex assessore Ermanno Bolognini, nonostante avesse firmato un programma, ha deciso di cambiare partito. Un trasformismo che non accettiamo.
«E’ stata una sconfitta politica ma non penso di avere colpe in merito. In dieci anni inoltre non siamo riusciti a mettere d’accordo i privati per recuperare l’ex cava Bruni. La questione passerà in mano alla nuova amministrazione, ma di sicuro lì non verrà fatta una discarica per inerti.
«Abbiamo poi dovuto rallentare, a causa del patto di stabilità e nonostante avessimo i soldi, alcune importanti opere come la rotonda di Ponte Stella, oggi in gara, la realizzazione dei fontanelli e i collegamenti dell’area industriale».
Il Pd ha puntato tutto su Patrizio Mungai, attuale vicesindaco. Esperienza a discapito dei volti nuovi?
«I “manovratori” della candidatura di Mungai sono stati gli stessi iscritti del partito. Tutti e 4 gli assessori però avrebbero potuto benissimo ricoprire il ruolo. Ritengo che in una fase di grande incertezza, con molte opere in attesa di realizzazione, l’esperienza del vicesindaco possa essere fondamentale. A Graziano Rafanelli (assessore alle opere pubbliche, ndr) vorrei dire che mi dispiace e che purtroppo, senza nulla togliere a Mungai, non sempre i migliori riescono a fare i sindaci. Ai “ragazzi” invece, Simona Querci e Gianni Catalano, dico che questi 5 anni d’attesa potranno essere un’ ulteriore ricchezza per loro. So che sono bravi e intelligenti: capiranno».
Luca Santucci, capogruppo di maggioranza, era da molti indicato come il suo “delfino”.
«Poteva certamente essere il candidato naturale però ha deciso, per motivi di lavoro, di fare un’altra scelta, almeno per adesso».
Ha qualche sassolino nella scarpa per non essere riuscito a fare un accordo d’ampio respiro in vista delle prossime elezioni?
«Ho sempre lavorato per una larga alleanza ma stavolta non ci sono state le condizioni. Diciamo sì all’Idv ma non a Ermanno Bolognini. Sul Psi invece non avevamo messo alcun paletto. Restiamo comunque aperti a qualsiasi ripensamento».
Qual è stato il suo punto di forza?
«Essere sempre stato disponibile con tutti».
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