Gioco
S. Biagino in rovina chiesa in vendita per 180 mila euro
Troppo oneroso il restauro, il consiglio parrocchiale ha deciso di cercare un mecenate o un acquirente
di Paolo Gestri
PISTOIA
Sul punto più alto della prima città sorge la chiesa di Santa Maria in Borgo Strada, comunemente detta di San Biagino. Chiusa da tempo. Anzi, protetta adesso da rugginose impalcature perché dal tetto venivano giù pericolosi tegoli. Diciamo subito che è una chiesa romanica, d’origine longobarda, da identificarsi con la chiesa di santa Maria in Burgo Guitteradi, citata nella bolla di Anastasio IV del 1153. In breve, siamo di fronte ad un’architettura preziosa, che risale all’XI secolo, ma della quale il Terzo Millennio sembra aver ratificato la completa rovina. Per riportarla agli antichi splendori ci vorrebbero 500mila euro, ma la proprietà, che spetta alla vicina parrocchia dello Spirito Santo, questi soldi non li ha. D’altra parte, la stessa proprietà ha dovuto mettere in sicurezza l’intero edificio installando i dovuti ponteggi con un costo di certo non lieve, che si aggira sui 5mila euro all’anno cui si vanno aggiunti 930 per occupazione di suolo pubblico.
«Si cerca qualche buon mecenate, ma porte aperte anche ad un eventuale acquirente – fa sapere accorato il parroco, canonico Umberto Pineschi –. Proprio nei giorni scorsi si è riunito il consiglio parrocchiale stabilendo un prezzo di vendita di 180mila euro». E dire che i pistoiesi la ricordano ancora in molti, addobbata per le “sue” due feste liturgiche, il 13 dicembre, per Santa Lucia ed il 3 febbraio, dedicato a San Biagio, onorate con gran concorso di popolo. Si direbbe che il santo sia stato adottato dal popolo come un figliolo, affettuosamente; e ribattezzato appunto Biagino, stesso nome della piazzetta in cui sorge. Vi si arriva da via de’ Rossi, percorrendo Vicolo del fiasco e da via Curtatone e Montanara risalendo Via degli archi Esteriormente, non si vede più la parte nord, ma la parte laterale a sud e la facciata ad ovest sono esempi di un bel festoso romanico, mentre si ammira ad est, a semicerchio, la devota abside.
Ebbene, su quell’abside hanno preso dimora erbacce e sporco, rifugio di insolenti piccioni, altrettanto presenti e deleteri su tutto il sacrosanto fabbricato.
Con tutte le deiezioni del caso, capaci di cancellare ornamenti ed infestare pregiate sculture. Subito a fianco della porta d’ingresso c’è pure una cuccia per cani. A sua volta, l’interno è impressionante. Si va dai mobili ad ammassi di legni e di altro, sporchi e spezzati; una vecchia scala dimenticata, sospesa in aria nella parte alta, è simbolo di un’interruzione ormai ultradecennale. Quattro figure a mezzo busto, forse santi o protettori, dalle pareti laterali guardano sgomenti e stupiti l’ammassata confusione. Eppure, la parete esterna a sud è impreziosita da un bellissimo portale incorniciato da due colonne corinzie in pietra ed un architrave scritto sul quale insiste una lunetta a conci bicromi e ghiera intagliata impostata su due leoni scolpiti, animali con tutta l’aria di appartenere al periodo pistoiese di Gruamonte. La facciata, a sua volta, ostenta un magnifico portale con ghiera d’arco a conci di serpentino e marmo bianco e modanatura a foglie d’acanto. L’interno presenta un’unica navata con soffitto a capriate lignee, mentre all’altare maggiore nel presbiterio fanno ala altri due sulle pareti laterali: tutti e tre in pietra e d’epoca barocca. Dunque, architettura e sculture da sottrarre al degrado, e non solo queste: da salvare anche i dipinti. Infatti, pareti e abside sono decorate con affreschi in stile barocco, settecenteschi. Di particolare interesse le decorazioni del presbiterio.
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