La manifestazione
È grave, ma può essere salvata
I genitori della piccola ospitati dall’Ail a Firenze, ora l’operazione a Massa
di Gian Ugo Berti
PISTOIA
L’ultimo, importante appuntamento per la sua salute è fissato il 6 febbraio prossimo all’Ospedale Pediatrico Apuano di Massa.
Valentina, sette mesi appena compiuti, nata con una grave malformazione cardiaca,la tetralogia di Fallot, sarà infatti sottoposta ad un intervento chirurgico.
Sua sorella gemella, Giulia, sta bene.
È una storia,come tante, ma che nel dramma ha trovato il supporto di medici competenti e di persone e strutture che hanno consentito ai giovani genitori di vivere accanto alla piccola il lungo periodo del ricovero.
Al tempo stesso, è la loro scelta di portare avanti una gravidanza che ,da subito,aveva evidenziato problemi per un dei due feti.
È la madre, Stefania, casalinga, assieme al marito Alessandro,impiegato, entrambi pistoiesi, a raccontarla:
«Abbiamo saputo di aspettare due gemelli alla seconda ecografia. Inizialmente sono rimasta sconvolta, anche se la felicità era immensa. Purtroppo, fin da subito, il ginecologo ha evidenziato ritardo di crescita ed una translucenza nucale troppo alta. Ci ha quindi indirizzato verso il centro di diagnosi prenatale presso l’ IOT di Firenze.
«Tutto procedeva relativamente bene - così continua - anche se ero stata informata dei rischi, come malformazioni, morte di uno o entrambi i feti, trasfusione feto - fetale. Durante l’ecografia, sul feto più piccolo, è stata vista una malformazione cardiaca chiamata tetralogia di Fallot e una sospetta agenesia del corpo calloso (una struttura del cervello).
«In conseguenza, sono stata mandata nel reparto di cardiologia al Meyer.Sono stata sottoposta a vari esami tra cui una risonanza magnetica fetale ed una visita da una genetista .
«Mio marito ed io sapemmo che, molto probabilmente, la gravidanza non sarebbe andata a buon termine e se mai la bambina più piccola fosse nata, probabilmente non ce l’avrebbe fatta. Mi è stato anche proposto un aborto selettivo, ma i rischi sull’altro feto erano troppo alti .
«Sono stati giorni molto duri. Non sono molto religiosa, ma ho sentito la necessita di pregare tanto. Mi sono affidata a tutti gli angeli che avevo in Paradiso….e si vede che mi hanno ascoltata.
«L’agenesia del corpo calloso non c’era e i vari esami genetici non evidenziavano alcuna anomalia.
«Rimaneva solo la malattia al cuore, che però poteva essere risolutiva grazie ad un intervento dopo la nascita. Quindi le mie bambine a questo punto dovevano solo nascere ed è successo all’ospedele Meyer il 14 di giugno del 2011. Alle 9 e 32 è nata Giulia pesava 2,100 kg e, dopo un minuto, ecco Valentina di appena 1,300 kg. Le bambine sono state portate subito in terapia intensiva e prese in cura da uno staff di persone eccezionali. Giulia è stata dimessa dopo 20 giorni, mentre Valentina aveva ancora bisogno di molte cure».
Sorgeva il problema della permanenza a Firenze.
«Volevamo rimanerle vicino il più possibile. Alcune mamme nella mia stessa situazione mi hanno parlato dell’AIL, un’ associazione che fornisce assistenza ai malati di leucemia ma, in alcuni casi, ospita anche i genitori che hanno i bambini ricoverati al Meyer.
«Ho chiamato e, dopo alcuni giorni, vengo informata che c’è una camera pronta ad accogliere a braccia aperte me, mio marito e la piccola Giulia. È’stata un’ esperienza unica. Malgrado la situazione difficile – conclude Stefania - abbiamo trovato nelle persone che ci hanno accolto sempre molta disponibilità e tanti sorrisi. Abbiamo avuto modo di conoscere anche altri genitori che si trovavano nella nostra situazione,provenienti anche da molto lontano,ospiti da svariati mesi e nel condividere le nostre storie tutti eravamo consapevoli dell’importanza di strutture di accoglienza come casa AIL.
«Mi sono sentita membro di una nuova famiglia, non smetterò mai di ringraziarli di aver trasformato un periodo difficile in momenti da ricordare con gioia e gratitudine.
«Ora,con serenità e fiducia, attendiamo l’intervento chirurgico».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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