Sicurezza
Pistoia capitale del verde una risorsa per il lavoro
«L’azione del Distretto del vivaismo sta facendo superare le diffidenze dovute alla scarsa conoscenza della nostra attività. Migliorato il rapporto con gli enti»
di Marco Innocenti
PISTOIA
«La Pistoia che vorrei? Una città che, con la collaborazione di tutti, diventasse sotto ogni profilo la capitale del verde e che considerasse noi vivaisti non un mostro che inquina, ma una risorsa, una fonte di ricchezza per il territorio. Se la conoscenza avesse alla fine il sopravvento sui luoghi comuni e la denigrazione preconcetta, tutti si accorgerebbero che non solo le nostre attività non recano danno all’ambiente, ma contribuiscono a rendere l’aria più pura».
Vannino Vannucci, uno dei più importanti imprenditori del comparto vivaistico e presidente del Distretto, vede ancora riserve e diffidenze, ma non sottovaluta i passi in avanti fatti nel rapporto con gli enti locali e l’accresciuta considerazione verso il suo settore.
«L’attività mirata del Distretto, gli sforzi che facciamo per migliorare sempre il nostro lavoro nel rispetto dell’ambiente – spiega l’imprenditore – stanno portando valutazioni più documentate e positive nei nostri confronti. Il Distretto, di cui fanno parte vivaisti, enti locali, associazioni di categoria, sindacati, la facoltà di agraria di Firenze e altri soggetti, è una sorta di cabina di regia che definisce programmi, progetti, funzioni, iniziative e promozione nell’ambito di un confronto costante e utilissimo. Sono ottimista, vedo che al nostro settore si guarda oggi con il giusto interesse».
Il presidente della Caript, Gabriele Zollo, ha rivelato come i dati della banca indichino nel vivaismo uno dei pochi settori che resiste alla crisi e che potrebbe essere in prima linea quando arriverà la ripresa. È dello stesso avviso?
«Diciamo che siamo stati gli ultimi ad avvertire la recessione, ma dal secondo semestre del 2011 anche il nostro comparto avverte qualche difficoltà. Tuttavia, tranne rare eccezioni, i posti di lavoro che offriamo sono stabili e ormai occupati da tanti pistoiesi e persone di città vicine. I dipendenti vengono volentieri, preferiscono lavorare nel verde che nei capannoni e oggi trovano sistemi meccanizzati che migliorano le condizioni e la qualità del lavoro. Produciamo il 6% delle piante del mercato europeo e il 35% di quello italiano: sì, in prospettiva ci potrebbe essere anche un incremento nell’occupazione. Intanto il dato numerico resiste. Non mi pare poco. Miriamo a conquistare nuovi mercati, ma la concorrenza è fortissima, anche perché altri Paesi, su tutti l’Olanda, sostengono con forza e convinzione il vivaismo».
Quali armi avete per vincere il confronto?
«Puntare sempre di più sulla qualità e l’unicità della nostra produzione. Dobbiamo arrivare non solo a garantire piante sempre più belle e che attecchiscono, ma anche a presentare un prodotto pronto per la vendita in ogni particolare, dall’etichettatura alla pulizia del vaso. Per questo è necessario avere in azienda grandi professionalità nei dipendenti, nei quadri tecnici e anche negli addetti alla commercializzazione. Noi siamo sostanzialmente grossisti, ma il prodotto deve arrivare al consumatore finale pronto sotto ogni profilo. E migliori di quelli della concorrenza. Ci auguriamo che, anche attraverso il confronto nel Distretto, la città capisca che è importante assecondare il nostro impegno dal quale si può ricavare ricchezza per tutti».
Cosa chiedete in concreto?
«Tre cose: acqua, spazi per ampliare le colture e meno vincoli idrogeologici».
Richieste che possono trovare avversione in chi vi guarda con diffidenza.
«Non c’è motivo di diffidare se il confronto è alla luce del sole. Le faccio un esempio: in questi giorni assistiamo all’allarme siccità e di nuovo qualcuno tira in ballo i vivaisti e torna a insistere sulla necessità dell’acquedotto per il riciclo. Bene, in questo periodo nei vivai non si utilizza l’acqua: non è certo la nostra attività a farla mancare. Piuttosto cerchiamo di risolvere i problemi di una rete dell’acquedotto che disperde grandi quantità di acqua e, ancora di più, creiamo bacini di raccolta (di dimensioni non enormi) utili per garantire approvvigionamento sicuro non solo ai vivai, ma a tutta la città.
«Quello di Gello è fondamentale. Pistoia è ricchissima di acqua, componente alla base – insieme alla fertilità del terreno – dell’insuperabile qualità delle nostre piante. Serve un’adeguata regimazione che ponga fine a perdite e sprechi. Per quanto riguarda l’acquedotto, ormai tutti dovrebbero sapere che la salinità dell’acqua di riciclo rallenta la crescita delle piante, quando non le fa morire».
E per i terreni da adibire a nuove colture?
«Sono indispensabili, se vogliamo tenere il passo della concorrenza. Siamo soddisfatti per come sono state accolte, nel regolamento urbanistico in discussione, le nostre osservazioni. Ora ci attendiamo che nel provvedimento si indichino norme certe sul rischio idraulico, in modo che si possano programmare i nostri interventi.
«Saremmo i primi ad essere danneggiati da eventuali esondazioni e non vogliamo certo correre rischi del genere. Occorrono allora indicazioni precise per sapere se e come potremo investire, nella sicurezza nostra e della città».
Esportate in più di cinquanta Paesi in tutto il mondo, siete conosciuti ovunque come eccellenza, ma di voi la città sembra accorgersi poco.
«Anche sotto questo aspetto la situazione è migliorata. I rapporti con le amministrazioni sono buoni e proficui. Ci sono progetti per riqualificare intere aree, per recuperare giardini sulla base di un progetto di cinque esperti. Ed è in programma una grande riqualificazione a verde della parte sud, tra il casello e il centro storico.
«Non è vero che trascuriamo la città, occorrono però progetti, collaborazione e volontà di migliorare. Dovrebbe essere di stimolo quanto più volte ha affermato l’ex ministro Antonio Paolucci, ovvero che il nostro territorio rappresenta un’oasi che interrompe la catena del cemento armato ormai realizzata tra Firenze e il mare.
«Dobbiamo fare di tutto per tutelarla e ingrandirla, anche per garantire un’ambiente più salubre. In questa ottica, c’è ancora rammarico per la fine fatta dai terreni di S. Agostino, che erano vocati ad un’orticoltura d’eccezione e che oggi sono coperti dal cemento».
Potete vantare un’altra eccellenza, la banca del germoplasma, ma non pare al centro dell’attenzione.
«Abbiamo 26 ettari di parchi da rilanciare, con le piante “madri” di tutte le nostre coltivazioni. Il guaio è che siamo giganti nella produzione, ma un po’ nani nella sperimentazione. Per il rilancio ora sarà fondamentale il contributo che ci arriva dalla Fondazione Caript. Intanto, per aggiornarci, abbiamo in programma a giugno un viaggio di studio in cui esperti universitari accompagneranno i nostri soci in Olanda, per la verifica dei sistemi attuati in quel Paese».
La città si attenderebbe da voi un ruolo decisivo per realizzare una grande mostra del vivaismo, capace di richiamare un pubblico di qualità costituito non solo da operatori o esperti.
«Sollecitazione accolta. Interessante anche la proposta di individuare la sede nella Fortezza S. Barbara, anche se nei nostri terreni non mancano aree di grande fascino per un evento del genere».
Nel polo universitario ci si attenderebbe un maggior sostegno dal vostro comparto.
«Ho già detto che puntiamo molto sulla formazione e la qualificazione dei nostri addetti e già operiano a fianco dell’istituto agrario e anche del polo universitario. Per noi diventerà ad esempio fondamentale disporre di architetti del paesaggio che ci mettano in grado di offrire alla clientela anche progetti chiavi in mano e la dovuta assistenza al cliente a cui abbiamo fornito le piante.
«Ma è vero che si può fare di più: il rapporto con il polo va incrementato».
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