Sicurezza
Vivaismo, più tecnologie per una risorsa virtuosa
Intervengo volentieri sul tema lanciato dal Tirreno in merito a Pistoia città del Verde. Essendo “il Verde” per antonomasia non solo per appartenenza politica, ma per naturale ed unico stile di vita
Intervengo volentieri sul tema lanciato dal Tirreno in merito a Pistoia città del Verde.
Essendo “il Verde” per antonomasia non solo per appartenenza politica, ma per naturale ed unico stile di vita ( in quanto Insegnante di Yoga, vegano, animalista ed ecologista) la cosa non potrebbe che farmi montare la testa.
Ma scherzi a parte, è fondamentale confrontarci con il concetto di ecologia e di “Pistoia, città del Verde” scritta che leggiamo all’uscita dell’autostrada, ma che subito però porta il pensiero non all’ecologia, ma piuttosto ai vivai.
Sin dagli anni Settanta, ovvero dalla nascita dei primi movimenti e partiti ecologisti, con la parola “Greens” erano individuati gli ecologisti nei movimenti e nei partiti.
L’attività vivaistica a Pistoia è chiaramente una importante realtà produttiva locale ed alcune di queste realtà si sono impegnate nella diffusione di temi ecologici, ma chiaramente non necessariamente l’attività vivaistica va di pari passo con l’ecologia. Purtroppo non passa inosservato a nessun pistoiese il giallo degli erbicidi ai lati delle strade o i rischi per la salute che potrebbero essere provocati da eventuali spandimenti indiscriminati di pesticidi e fitofarmaci con relativa diffusione nell’aria e penetrazione nella falda acquifera.
Sono felice che negli ultimi anni ci sia stata una apertura di una parte del mondo vivaistico alla tematiche ecologiche, con anche alcuni punte di eccellenza, ma credo si debba e si possa fare di più.
Penso alla necessità di porre al centro del dibattito tra istituzioni, associazioni vivaistiche e ecologisti, il passaggio da un modello di agricoltura prettamente chimica ad una agricoltura integrata che prevede una drastica riduzione dei fitofarmaci.
Sarebbe fondamentale incentivare economicamente chi si impegna in tale direzione.
Sarebbe fondamentale che le stesse associazioni vivaistiche finanziassero un progetto di vivaismo biologico, anche solo di un paio di ettari, ma che farebbe di Pistoia il capofila dell’agricoltura biologica in questo settore. Da parte delle amministrazione invece la cosa fondamentale sarebbe semplificare la burocrazia per installare fonti rinnovabili che, grazie al conto energia fatta dai Verdi nel 2006, oggi sono il migliore investimento sul mercato energetico e l’unico settore dell’economia in crescita costante.
L’investimento nelle fonti rinnovabili, solare in primis, oggi infatti non sarebbe solo un aiuto per l’ambiente, ma anche una fondamentale azione di riduzione dei costi energetici per gli imprenditori vivaistici. Lo stesso dovrebbe essere fatto per le tecnologie di depurazione e di riciclo dell’acqua che permettere agli imprenditori di abbattere un costo importante ed ai cittadini di fruire di una migliore qualità della falda acquifera.
Strumento fondamentale per porre tali temi sarebbe la ricostituzione dell’osservatorio provinciale sul vivaismo dove, mettendo allo stesso tavolo vivaisti, amministrazioni ed ecologisti, si potrebbe avvicinare la scritta Pistoia città del Verde, con la parola ecologia.
Come dimostra anche l’allarme siccità lanciato in questi giorni da Publiacqua, c’è assoluto bisogno di un utilizzo mirato delle risorse. Per risparmiare acqua diventa fondamentale il ricorso all’acquedotto di riciclo e oggi ci sono tecnologie che consentono anche di recuperare un’acqua pura e buona per le coltivazioni, in grado di assicurare fitodepurazione utile per la tutela dell’ambiente ed anche per i vivaisti,che potrebbero riutilizzare i costosi fitofarmaci. Fotovolaico, riciclo dell’acqua, fitodepurazione: i sistemi per coniugare vivaismo e ambiente sano esistono. Un loro utilizzo generalizzato renderebbe virtuoso tutto il ciclo delle colture.
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