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LE iMPRESE IN DIFFICOLTà

«L’accesso al credito? Chiedete a VIBanca»

PISTOIA Una storia centenaria alle spalle, ma soprattutto un presente fatto da 1.300 soci, 50 dipendenti e cinque filiali tra Pistoia e Quarrata. La VIBanca, banca di credito cooperativo di San...

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PISTOIA

Una storia centenaria alle spalle, ma soprattutto un presente fatto da 1.300 soci, 50 dipendenti e cinque filiali tra Pistoia e Quarrata. La VIBanca, banca di credito cooperativo di San Pietro in Vincio, ha compiuto 100 anni di vita nel 2010. In attesa che il consiglio d’amministrazione decida chi dovrà guidare l’istituto di credito al posto del direttore generale Pierfrancesco Francioli, chiamato a dirigere la BCC di Signa dal prossimo febbraio, è Roberto Cresci, 54 anni, vice direttore da undici anni e trent’anni spesi per San Pietro in Vincio, a parlarre del presente della VIBanca. Pressante è il tema dell’accesso al credito per le imprese.

«Senza dubbio l’accesso al credito, con l’aumento dello spread, è diventato più oneroso per i clienti. C’è stata – afferma Cresci – una contrazione della richiesta, anche perché in questi tempi così duri per tutti un imprenditore accorto ci pensa molto bene prima di effettuare un investimento. Come banca abbiamo sempre assolto alla nostra funzione».

Non vi tirate indietro dunque se le aziende cercano crdito?

«Ci siamo tenuti lontano dallo smarcamento dei grandi istituti di credito venuti meno al loro compito di sostenere le imprese. La nostra banca ha sempre percorso la direzione contraria grazie a un radicamento molto forte sul territorio e a una gestione molto attenta del rapporto tra impieghi e depositi, che si avvale dei consorzi di garanzia per sostenere le attività produttive. Dove c’è merito creditizio nulla è cambiato.

« Anche sui mutui sulla casa continuiamo tuttora ad assolvere il nostro compito».

Cosa significa essere una banca di credito cooperativo?

«Stare attenti alle esigenze del territorio, alle sue peculiarità, sviluppando politiche di cooperazione e di mutualità».

Ma le anche sono imprese: gli utili dove li mettiamo?

«Quando parlo di mutualità e cooperazione mi riferisco all’idea di una ricerca non sfrenata dell’utile: deve esserci, ma deve essere propedeutico alla redistribuzione. L’obiettivo è creare ricchezza da ridistribuire sul territorio e a beneficio dei nostri soci, circa 1.300, che rappresentano tutte le espressioni economiche della provincia.

In tutti questi anni, oltre trenta, nei quali ha lavorato in banca che idea si è fatto di Pistoia?

«Il territorio vive prevalentemente di vivaismo, con una fitta rete di piccole e medie imprese sulle quali spiccano alcune grandi aziende.

«Realtà come queste insegnano che, anche le Pmi per risollevarsi devono puntare su innovazione e qualità, aprendosi ai mercati esteri».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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