Sicurezza
In lite con la Misericordia per un’eredità
Una parente accusa: «L’associazione ha venduto la casa, ma secondo il testamento doveva servire ai bisognosi»
di Elisa Valentini
CUTIGLIANO. Le eredità danno spesso adito a liti familiari, questo è risaputo. Stavolta, però, la questione riguarda due soggetti fra cui non sussiste rapporto di parentela. Da una parte vi sono i familiari di Ida Degl'Innocenti, deceduta il 3 luglio 2006; dall'altra la Confraternita della Misericordia di Cutigliano. A sollevare la questione, per adesso esclusivamente verbale senza esposti legali in corso, è il testamento redatto da Ida Degl'Innocenti, già residente a Cutigliano dove ha abitato fino alla morte. La signora Ida non aveva figli, sua sorella Tosca era deceduta prima di lei, così aveva deciso di fare testamento per esprimere le sue ultime volontà.
Motivo della lite è, in particolare, un edificio di cui dispone il testatore. Si tratta dell'appartamento in via Cassioli dove la signora Ida aveva fissato la propria residenza (nonostante da diversi anni avesse vissuto prima in via Tigri e poi dalle Ancelle del Sacro cuore). Nel testamento pubblicato dal notaio Ida scrive: «Lascio la mia casa sita in Cutigliano via Cassioli 2 alla Misericordia di Cutigliano con l'obbligo di celebrare tutti i mesi per 20 anni una S.Messa in suffragio della mia anima e di quelle di tutti i miei cari familiari … ed è mio desiderio che la suddetta casa fosse data in affitto a persone bisognose … lascio 20 milioni (di vecchie lire) per il funerale e perché sia fatto un fondo per la celebrazione di S. Messe … sono a carico della mia eredità mobile le spese per l'esecuzione di quanto sopra scritto …».
Acquisita la proprietà dell'abitazione, la Misericordia l'ha tenuta fino al 2011. Dopodiché, essendo la casa «in pessimo stato di conservazione, non abitabile e, data la sua posizione (al 2° piano, nella parte alta del paese) non usufruibile per gli uffici della confraternita» (come da verbale dell'assemblea in data 27 agosto 2010), la Misericordia ha deciso di venderla ad una famiglia di Livorno per 60mila euro. Da qui la protesta di alcuni parenti dalla parte materna di Ida (quelli contemplati nel testamento). La vendita, dicono, si porrebbe in contraddizione con la volontà della defunta. «Siamo stupiti e arrabbiati – spiega la nipote, Patrizia Vannucci – quella della zia era una disposizione a favore dei poveri, consona al suo stile di vita. Era sempre pronta ad aiutare il prossimo e aveva fatto tanta beneficienza per la parrocchia cui ha lasciato l'altra casa di via Tigri. Nel '77 sono stati aboliti gli enti assistenziali e la zia aveva scelto la Misericordia come legatario cui attribuire la proprietà della casa con l'onere di affittarla ai poveri, i veri beneficiari. La vendita, ad un prezzo basso per una casa situata su tre piani, e dopo averla tenuta sfitta per quasi 5 anni, ci ha lasciati scioccati. Se per un motivo o per l'altro la Misericordia non se la sentiva di portare avanti tale onere, poteva rinunciare al lascito».
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