Sicurezza
Ginetti arrestato dalla Digos per i disordini in Val di Susa
Le manette sono scattate all’alba per l’esponente della Rete antifascista e antirazzista pistoiese Accusato di resistenza, violenza e minaccia a pubblico ufficiale, rischia diversi anni di carcere
Il blitz è scattato all’alba in 15 province italiane: 26 ordinanze di custodia cautelare in carcere, una agli arresti domiciliari, 15 di obbligo di dimora e una di divieto di risiedere nella provincia di Torino. A finire nell’inchiesta della Digos e della Procura di Torino anche Antonio Ginetti, 60 anni, esponente della Rete antifascista e antirazzista pistoiese, molto conosciuto in città per la sua militanza negli ambienti anarchici e dell’estrema sinistra. Ginetti è stato prelevato nel primo mattino nel suo appartamento di via San Marco, quartiere di San Bartolomeo, dove vive con la compagna e il figlio ventenne, e portato nel carcere di Santa Caterina in Brana. E’ accusato di resistenza, violenza e minacce a pubblico ufficiale per i disordini scoppiati in Val di Susa la scorsa estate.
Negli scontri tra manifestanti No Tav e forze dell’ordine rimasero feriti oltre 200 agenti. Dal palazzo di giustizia torinese, il procuratore Gian Carlo Caselli, ha ribadito che i fatti della scorsa estate non sono legati al terrorismo e che le ordinanze di custodia sono «un’operazione chirurgica contro gli autori delle violenze». Per questo, dopo la resistenza a pubblico ufficiale, le lesioni e il danneggiamento in concorso, non sono stati contestati reati associativi. In particolare, l’indagine della Procura e della Digos si è concentrata sugli episodi di guerriglia scoppiati in Val di Susa il 27 giugno e 3 luglio, quando le forze dell’ordine sgomberarono il presìdio No Tav alla Maddalena di Chiomonte.
Antonio Ginetti è stato arrestato dagli agenti della Digos della questura pistoiese. Collaborativo, così viene descritto dal vice questore aggiunto Luigi La Rotonda, a capo della Digos. Non ha opposto resistenza all’arresto. La perquisizione dell’appartamento ha dato risultati ritenuti «interessanti» dalle forze dell’ordine. Sono stati infatti rinvenuti capi di abbigliamento, macchine fotografiche e videocamere che sarebbero state usate per le riprese fatte dagli esponenti No Tav in Val di Susa. Anche i vestiti sarebbero quelli usati durante i disordini. La Procura e la Digos di Torino sono arrivati a lui attraverso la visualizzazione di più filmati risalenti ai giorni dei disordini. Ginetti sarebbe stato ripreso, e successivamente individuato, sia in fasi precedenti agli scontri (senza berretti, sciarpe e altri travisamenti) che impegnato negli episodi di violenza contro le forze dell’ordine. Sia a mani nude che con lanci di oggetti, è l’accusa della Procura.
Sarà a breve interrogato nel carcere di Pistoia, da magistrati torinesi o dal sostituto procuratore di turno pistoiese su delega dei colleghi piemontesi. E’ difeso d’ufficio da un avvocato del Foro di Torino. Per le accuse che gli sono mosse rischia diversi anni di carcere.
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