Il Tirreno

Pistoia

«Precari per anni, ma indispensabili»

Contratto non rinnovato per 35 interinali AnsaldoBreda a fine gennaio. Assemblea convocata da Cgil e Cisl

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di Marta Quilici

PISTOIA

    Ricoprono da anni ruoli fondamentali, ma il loro contratto è rinnovato di mese in mese. Sono giovani, in buona parte laureati e hanno un obiettivo: rimanere in AnsaldoBreda. Ma il piano di risanamento presentato venerdì dall’amministratore delegato Maurizio Manfellotto, prevede che tutti i contratti degli interinali in scadenza il 31 gennaio non vengano rinnovati. Per Pistoia significa perdere, in un colpo solo, 35 posti di lavoro.

Ieri mattina al Cral Breda, i sindacati Fiom-Cgil e Fim-Cisl hanno convocato un’assemblea sulla questione chiamando tutti gli interinali. È questa, infatti, adesso, la prima emergenza nella vertenza Breda: quella dei precari di via Ciliegiole i cui volti e storie raccontano una nuova faccia dello stabilimento, una di quelle meno conosciute alla città. Sono gli “ansaldobredini” come sono stati a volte ribattezzati all’interno dell’azienda (sottolineando la loro posizione di inferiorità rispetto agli assunti a tempo indeterminato).

Sono i non garantiti, il volto precario del gigante industriale controllato dallo Stato. «Sono stato assunto in Breda il 3 ottobre del 2006 – racconta Lorenzo Meola, 28 anni - e ogni volta sono stato confermato con rinnovi del contratto fatti all’ultimo secondo. Il ruolo degli assunti con contratti interinali sarebbe quello di affiancare un interno che ha un carico di lavoro eccessivo. Invece ciascuno di noi ricopre un ruolo ben preciso in azienda: io, ad esempio, gestisco i fornitori sulla commessa del treno per la Danimarca e quando parlo con loro , sono io a rappresentare l’azienda. Sono io a dare le priorità su cosa pagare e cosa rimandare. Se andiamo via tra una settimana, chi prenderà il nostro posto? Non siamo sostituibili. Almeno non nell’immediato. Sono su questa commessa da 3 anni e insieme a me ci sono altri due impiegati, anche loro interinali. Il nostro compito, a dire la verità, è adesso quello di riuscire a far arrivare la merce senza pagarla (senza pagarla subito, almeno) e non è proprio facile. Ecco perché in officina non c’è il materiale con cui lavorare». E aggiunge: «Noi siamo quelli che non possiamo mai dire di no perché il nostro destino è appeso a un contratto in scadenza. L’anno scorso abbiamo fatto un corso di formazione necessario, così ci avevano detto, per la nostra stabilizzazione. Alcuni di noi, per seguirlo, sono stati a casa sei mesi percependo due lire dalla formazione e altre due dalla disoccupazione. Altri, tra cui io, hanno dovuto fare il corso di agosto, durante lo stop estivo, perché l’azienda non poteva fare a meno di noi. E adesso cos’è cambiato?».

L’azienda prevede di azzerare l’incentrato, in cui lavorano 250 persone, gli interinali e di allontanare 75 dipendenti Breda tra impiegati (12) e operai (52). «Non siamo noi gli sprechi dell’azienda – afferma Federico Riccò -. Noi lavoriamo. Siamo abituati a farlo, non ci tiriamo mai indietro. Siamo giovani e abbiamo l’entusiasmo di dare una svolta all’azienda; con noi AnsaldoBreda può ripartire».

Anche gli interinali prendono a riferimento il contratto del 4 marzo 2010 firmato da sindacati e Finmeccanica: «Lì c’era scritto che l’azienda ci avrebbe stabilizzato – sottolinea Matteo Pagli- , invece adesso ci vuole buttare tutti fuori. Com’è possibile?».

«Si mandano via le categorie più deboli che lavorano – aggiunge Riccardo Baccini -, ma poi si riconfermano tutti i nomi dei dirigenti dell’azienda e si prevede anche quella di un consulente».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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