Attenzione
Nasce una task force contro la siccità
Allarme di Publiacqua: Bilancino ai minimi storici. Rilanciata la proposta di un acquedotto verde per i vivaisti
di Francesco Albonetti
PISTOIA
Usiamo la parola giusta: siccità. Siamo abituati a sentirne parlare in estate, o al massimo all’inizio dell’autunno, ma nell’ultimo anno la siccità è un’emergenza permanente, che si sta aggravando proprio nel corso di questo asciuttissimo inverno. Non piove e non nevica: riserve idriche al lumicino e turismo invernale in ginocchio. Ieri anche Publiacqua ha lanciato l’allarme. Il lago del Bilancino, dal quale dipende quasi tutta la risorsa idrica della piana pistoiese, non è mai stato così vuoto in inverno da quando è stato costruito: 244,78 metri sul livello del mare, contro una media di 250 metri. Circa 25 milioni di metri cubi di acqua meno della media.
Per questo la public company dell’acqua, l’Autorità del bacino dell’Arno e la Regione Toscana stanno studiando contromosse, possibilmente “strutturali” (come si usa dire in questo caso) e non tampone. Cioé rendersi autonomi dal Bilancino, trovando risorse nuove e, soprattutto, puntando su una serie di interventi che puntino sul riciclo e sul risparmio. C’è poi il problema di sbloccare i finanziamenti per le infrastrutture: bacini artificiali (Gello), recupero delle falde importanti e altro ancora.
Nasce una task force. E’ stato deciso di costituire una task force permanente per monitorare la situazione sul campo e gestire la crisi idrica. «Anche alla luce dell’ultima legge regionale dedicata alla riduzione e al risparmio - dice Erasmo D’ Angelis, presidente di Publiacqua - auspichiamo che, quanto prima, si realizzi un monitoraggio di tutti i prelievi esistenti sui corsi d’acqua, che riguardano in particolare l’agricoltura e l’industria e si rifletta seriamente sulla leva dei canoni di concessione che la Regione dovrà determinare. Azioni da utilizzare per ridurre i danni che derivano da situazioni di siccità».
Acquedotto dei vivai. Se ne parla da anni e viene auspicato sia dai vivaisti che, ancor di più, dalla parte pubblica, ma non è mai decollato. «Per noi sarebbe un’ottima soluzione - spiega D’Angelis - e sono stati fatti vari studi al riguardo. Il problema nasce dal fatto che l’acqua riciclata, con la presenza del cloro, danneggia la foglia se non adeguatamente filtrata. Si dovrà per forza arrivare a una soluzione. L’agricoltura può, comunque, già usare dei sistemi di irrigazione a goccia che limitano notevolmente il consumo idrico. Altri risparmi importanti possono derivare da sistemi di riciclo dell’acqua utilizzata per la pulizia delle strade e per gli annaffiamenti pubblici. Tutto ciò che può portare a un approvigionamento più flessibile è ben accetto».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google