Il Tirreno

Pistoia

Senza scampo l’indotto che dipende dalla Breda

Bartolomei (Argos): «Avrei già chiuso se il mio lavoro per lo stabilimento di via Ciliegiole non fosse sceso dal 50 al 15% del fatturato dell’azienda»

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di Marta Quilici

PISTOIA

Sono circa 250, solo in provincia, le aziende artigiane che gravitano nell’indotto Breda, per un totale di un migliaio di addetti impegnati nel settore ferroviario. L’eco di AnsaldoBreda va ben al di là dei confini di via Ciliegiole. Quando istituzioni e sindacati parlano di un “problema economico, oltre che occupazionale, della città legato al futuro dello stabilimento” è probabilmente a questi numeri che si riferiscono.

A fornire questi dati è l’imprenditore Argeo Bartolomei, titolare di un’azienda dell’indotto, la Argos Engineering, vicepresidente Cna del settore metalmeccanico e membro del comitato di indirizzo del Distretto ferroviario regionale. Il piano annunciato dall’amministratore delegato AnsaldoBreda Maurizio Manfellotto prevede la riduzione al minimo delle esternalizzazioni: riportare il lavoro negli stabilimenti e affidarlo alle maestranze interne. Questo, ovviamente, significa toglierlo alle ditte dell’indotto.

L’azzeramento dell’incentrato (che conta 250 addetti a Pistoia) annunciato nel piano ne è la prima conseguenza che, peraltro, dovrebbe essere messa in atto rapidamente, in gran parte entro il 2012: l’efficientamento del gruppo ha tempi stretti. Se vacilla Breda, l’effetto domino si ripercuote, amplificandosi, sulle 250 aziende dell’indotto: «Breda lavora direttamente con una cinquantina di imprese – spiega Bartolomei - ma se si considerano i subfornitori, i terzisti, il gruppo si allarga. Il problema è che molti continuano a dipendere fortemente da Breda. La mia azienda fino a qualche anno fa vi dipendeva al 50%, adesso siamo passati al 15%, altrimenti avrei già chiuso. Con altre aziende, infatti, stiamo portando avanti un prototipo di veicolo elettrico su gomma. Il problema è che alcune imprese continuano a dipendere per l’80% da Breda e queste, adesso, sono messe malissimo. C’è anche chi ha iniziato a guardarsi intorno, nel settore della nautica ad esempio, oppure nel ferroviario all’estero, ma è difficile. Persino le aziende più grosse non se la passano bene, anche se sono più restie ad esporsi per paura di ritorsioni. Le cose, del resto, vanno male da tempo, tra mancati pagamenti, assenza di prospettive e poco lavoro».

A livello nazionale il piano di Manfellotto prevede 102 esuberi di dipendenti AnsaldoBreda nel 2012 dei quali 75 a Pistoia attraverso il ricorso massiccio alla cassa integrazione. Non sarà inoltre rinnovato il contratto in scadenza a fine gennaio degli interinali. Per Fiom, Fim, Uilm è un piano senza strategia. Della stessa idea è anche Bartolomei: «Se si tolgono da via Ciliegiole le 250 persone dell’incentrato l’Alta Velocità non può essere fatta. Io ho due dipendenti che lavorano nell’ingegneria in Breda da cinque o sei anni; le loro mansioni non potrebbero essere rimpiazzate dalle risorse interne. Non ci sono nello stabilimento le competenze necessarie per prendere velocemente il posto degli addetti dell’incentrato. Alcune specializzazioni sono insostituibili. Il fatto è che non si capisce l’obiettivo di tali tagli. Manca una strategicità di impresa. Il presidente della Regione Rossi ha preso degli impegni precisi, ma AnsaldoBreda sembra andare completamente da un’altra parte. E adesso ne va dell’affidabilità del gruppo: Breda non è più considerata una garanzia neppure dalle banche. Se qualche anno fa le aziende dell’indotto presentavano una richiesta di credito con una fattura in mano di Breda, gli istituti si sentivano al riparo perché, essendo un’azienda statale, era considerata solida e affidabile. Invece adesso è il contrario».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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