Gioco
Quel raccordo maledetto fra le piste del Gomito
Dopo l’ennesimo incidente ci si interroga sulla sicurezza di quel punto Galli (Saf): «Le reti di protezione ci sono, l’imprudenza fa sempre la sua parte»
di Elisa Valentini
ABETONE
Una fatalità, contro la quale nessuna rete di protezione avrebbe potuto porre rimedio. La dinamica dell’incidente in cui, ieri mattina, sulla Zeno 3, sono rimasti gravemente feriti padre e figlio di 8 anni, è eloquente da queto punto di vista. Il bambino è caduto all’inizio del primo muro della pista ed è scivolato giù, sul ghiaccio, senza potersi fermare, finendo poco a poco verso il margine destro e volando fuori dal tracciato, appena prima che iniziasse la rete di protezione, cento metri a monte della curva considerata a rischio.
Proprio in considerazione dello scarso innevamento fuori pista e della diffusa presenza di ghiaccio sui tracciati, fin dall'inizio di questa stagione gli operatori del comprensorio abetonese hanno ulteriormente incrementato la sicurezza. Come spiega anche l'ispettore capo Ruggero Pierconti, che comanda la squadra dei poliziotti della neve di Abetone, che ieri ha diretto le operazioni di soccorso, molte altre reti di protezione sono state disposte lungo i tratti più pericolosi delle piste, così come cannoni per l'innevamento artificiale e manufatti e istallazioni in punti a rischio di collisione sono stati protetti con imbottiture.
«La sicurezza c’è, ma c’è anche la fatalità. Non si può pretendere che le piste del comprensorio vengano chiuse completamente tra chilometri e chilometri di reti».
Anche Rolando Galli, presidente della Saf, rinterviene sul grave incidente e spiega i motivi dell'elevata frequenza di infortuni che caratterizzano il Passaggio delle Rocce.
«L'incidente che ha coinvolto babbo e figlio non è avvenuto esattamente nello stesso punto in cui, domenica 8 gennaio, cadde lo sciatore 15enne di Bologna - spiega Galli - I due infortunati di ieri sarebbero precipitati in un canale contiguo a quello di due settimane fa, per poi finire più o meno nella stessa zona della scarpata in cui i canali convergono a formare una sorta di V».
Le condizioni impegnative delle piste (tra l’altro, la pioggia di due notti fa, gelandosi, ha creato lastre di ghiaccio simili a vetro), hanno fatto salire di molto il numero degli infortuni e degli interventi deli poliziotti della neve. Oltre all'arduo soccorso dei due sciatori pratesi, in cui i poliziotti sono più volte scivolati rischiando loro stessi la vita, gli angeli della neve di Abetone hanno compiuto altri 11 interventi nella sola giornata di ieri. Fra essi, vi è stato un altro forte trauma cranico ed altri infortuni "ordinari" come slogature e lussazioni.
« Le condizioni in pista sono buone – rassicura Galli – finché si rimane in pista la neve è ben battuta e pressata, crea una perfetta aderenza e la sicurezza è garantita. Quando si esce dalla pista, invece, la neve ghiaccia più facilmente e cresce il pericolo. Quanto alle reti, tutta la traiettoria è coperta, tranne i passaggi per le operazioni di soccorso».
A fare da concausa dei frequenti incidenti è, senza dubbio, l'imprudenza che spesso accompagna gli sciatori in pista.
«Proprio mentre stavamo espletando le operazioni di soccorso – racconta Galli – abbiamo visto due sciatori scendere a piedi sul muro della pista Zeno 3, per fare solo un esempio di comportamento pericoloso e violazione delle regole. E tante sono le persone che azzardano troppo, compiendo peripezie non proprio alla loro portata».
ALTRO SERVIZIO A PAG. 14
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google