Il Tirreno

Pistoia

«Nei vivai c’è attenzione all’ambiente»

Chiti (Unione agricoltori)rivendica la correttezza dell’operato della sua categoria, ma apre al confronto con il Wwf

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PISTOIA. I vivaisti? Sono attenti all’ambiente, anche perché vivono con le loro famiglie nei luoghi di produzione.

E hanno piena fiducia nei controlli del Comune e dell’Arpat, del ruolo di garanzia dei quali non dubitano.

Non per questo respingono l’invito rivolto loro dal Wwf per un confronto serio e sereno, a tutto campo.

La risposta alla presa di posizione dell’associazione ambientalistica arriva dal presidente della Unione provinciale agricoltori, Edoardo Chiti, il quale ribadisce la correttezza dell’operato della categoria, ma non rifugge da un confronto che possa centrare l’obiettivo di superare il muro contro muro sulla base delle vere conoscenze portate dai dati.

«Il vivaista – afferma – è un imprenditore attento all'ambiente perché in quell'ambiente vive.

«Peraltro il distretto vivaistico è cresciuto con il confronto con gli enti pubblici».

Il presidente entra poi nel merito dell’intervento del

Wwf che parlava del vivaismo rapportandolo ad un'attività industriale.

«È importante chiarire che sono due settori nettamente diversi – aggiunge Chiti –.

«Gli imprenditori di questo comparto agricolo, fin dalle origini, hanno investito in ricerca ed innovazione.

«Nelle imprese vivaistiche, da tempo, sono state introdotte tecnologie per il risparmio idrico, come gli impianti goccia a goccia od il recupero-ricilco delle acque, meteoriche e di irrigazione.

«Sono investimenti realizzati totalmente a costo dell'azienda e su propria iniziativa, senza nessun obbligo imposto e senza alcun aiuto».

Una iniziativa, secondo Confagricoltura, che deriva «da una cultura, molto radicata tra gli agricoltori, secondo la quale il risultato della propria attività è fortemente influenzato dallo stato di salute dell'ambiente in cui operano.

«Infatti le produzioni agricole e quelle vivaistiche sono il prodotto della crescita delle piante, che in un ambiente non ottimale, riduce il reddito dell'agricoltore.

«Inoltre all'interno delle imprese agricole e vivaistiche, oltre a prestare la propria attività lavorativa, l'imprenditore vive con tutta la famiglia e nessuno vorrebbe tenere moglie e figli in un ambiente pericoloso o malsano.

«Gli enti pubblici, dal Comune all'Arpat, hanno prodotto dati su ricerche ed indagini, che vanno dalla qualità dell'acqua al monitoraggio di patologie tumorali, con buoni risultati conclusivi».

Anche per questo, sostiene il presidente, «i vivaisti continuano la loro attività di tutela dell'ambiente contestualmente all'esercizio della propria opera,sempre vigili ed attenti ad applicare le migliori soluzioni.

«Purtroppo sull'uso delle acque i vivaisti non possono far niente per le enormi quantità perse dagli acquedotti pubblici, che viene stimata mediamente in circa il quaranta per cento».

Chiti poi si sofferma su altre preoccupazioni espresse dal Wwf, sempre in merito alla tutela dell’ambiente e della salute.

«Sono questioni - spiega il presidente - che abbiamo più volte affrontato e discusso con la Pubblica amministrazione, che è garante degli interessi di tutti i cittadini.

«Anche noi non vogliamo fare polemiche, ma non volgiamo nemmeno mettere in discussione il ruolo di garanzia svolto dagli enti pubblici.

«Al tempo stesso siamo disposti ad un serio ed onesto confronto con il Wwf.

«In questo momento economicamente difficile dobbiamo affrontare con responsabilità i problemi per creare occupazione e risorse».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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