«Più servizi e un bilancio sano» Gori: ritorno a fare il medico
Il sindaco si avvia alla conclusione del secondo mandato: «Col partito ci sono stati alti e bassi, in politica ci sono persone considerate problemi o risorse. Se occorre ci sarò, altrimenti no»
di Marta Quilici
QUARRATA
Economia, cultura, promozione turistica, investimenti nel sociale: i due mandati del sindaco Sabrina Sergio Gori, per dieci anni a capo dell’amministrazione quarratina. Eletta per la prima volta nel maggio del 2002 e riconfermata nel 2007, tra pochi mesi abbandonerà la poltrona da sindaco per tornare ad occuparsi a tempo pieno del suo ambulatorio medico.
Come hai vissuto a livello personale questi 10 anni da sindaco?
Sono stati come un elettrocardiogramma: a volte in alto, a volte in basso. La parte più bella sono i contatti quotidiani con la gente. Ci sono stati episodi esaltanti, come l’inaugurazione di via Montalbano, ma anche momenti terribili: quando scoppiò un pericolo-meningite e in una notte dovemmo organizzare, con l’Asl, la profilassi per centinaia di bambini e genitori, o la notte di vigilia di due anni fa in riva all’Ombrone.
Pensi che, in quanto donna, per te sia stata più dura?
Sì, senza dubbio. Il Comune non ha orari: lavorare, fare l’amministratore, mandare avanti la famiglia non è facile. Ho avuto la fortuna di avere a casa persone che mi hanno capito e aiutato. Comunque la sensibilità femminile a volte può essere anche una risorsa in più.
Veniamo a Quarrata: che città hai trovato e che città lasci?
Nelle frazioni, Barba, Santonuovo, Catena, Ferruccia e altre, non c’erano servizi principali di acqua, gas, fogne. Li abbiamo portati. C’era un mercato che ogni sabato tagliava in due la città. Ora abbiamo una piazza-mercato. Abbiamo investito sul sociale, sulla scuola e sui servizi. Lasciamo un bilancio sano e, di questi tempi, non è poco. Un mio impegno forte è stato togliere Quarrata dall’isolamento. La tangenziale per Prato Ovest che sarà inaugurata dopo la fine del mio mandato ne è un esempio. La città aveva bisogno di farsi conoscere fuori dai suoi confini, a livello artistico, turistico, economico; è stato fatto un salto di qualità. Si è instaurata una rete di rapporti istituzionali forti a livello regionale e non solo. Con il sistema delle Apd, ad esempio, Quarrata è stata ascoltata a livello nazionale su un argomento così importante come l’urbanistica e lo stesso è accaduto con l’arte contemporanea, con il Meeting della legalità. Altro obiettivo era fare di Quarrata una città e non semplicemente un insieme di frazioni.
Dei quarratini che idea ti sei fatta da amministratore?
Il quarratino è una persona tollerante, non è razzista ed è un lavoratore. Gli interessa la propria attività e la famiglia. Deve però capire che da solo non ce la può fare. Per risolvere i grandi problemi, come quello economico che affligge adesso Quarrata, è necessario unire le forze. Il tentativo della rete di imprese, del “Progetto per Quarrata”, ha questo obiettivo.
Su Villa La Màgia ha speso energie e risorse e per questo sei stata duramente criticata. Cosa ha significato per te?
È vero, ho investito molto sulla Màgia perché è un patrimonio collettivo importante. Con il suo bosco e anche con l’arte contemporanea è un’opportunità per far uscire Quarrata dai suoi confini e infatti è stata inserita nel progetto Unesco delle ville medicee: ce ne sono 40 e ne sono state scelte solo 12. In cultura abbiamo speso tanto, è vero, ma molti più soldi sono venuti da fuori.
Il distretto sanitario all’ex ospedale Caselli è un progetto che non sei riuscita a portare in fondo.
È una nota dolente. Spero che chi verrà dopo di me continui ad insistere su questo punto perché il secondo Comune della provincia non può avere un distretto sanitario con le barriere architettoniche. Forse mi sono fatta sentire troppo poco con l’Asl che dovrebbe realizzarlo.
Durante il tuo mandato ci sono state spaccature interne: dall’ultima giunta è uscito l’assessore al bilancio, Franco Burchietti.
Non gli ho mai detto «Vai via». Si è dimesso. L’ha sostituito Antonella Giovannetti e il clima mi pare si sia ricucito. Nelle formazioni politiche ci sono sempre delle discussioni, ma ho sempre cercato la mediazione. Comunque non ho mai fatto niente che non fosse scritto nel programma elettorale.
I Piuss non c’erano...
Non potevano esserci: quando è stato scritto non c’erano. Ma nel programma c’era l’asilo nido, gli alloggi di emergenza, le piste ciclabili, i contributi alle associazioni di protezione civile: tutti punti contenuti nel Piuss.
Da parte del partito ti sei sentita sostenuta?
Diciamo che si poteva fare di più! Da entrambi le parti, ovviamente. Ci sono stati alti e bassi.
Questa amministrazione è stata accusata di poca partecipazione e trasparenza. In realtà qualcosa è stato fatto… Perché quindi?
In tutta la provincia solo Quarrata e un altro Comune hanno pubblicato sul sito quanto guadagnano assessori e dirigenti. Sul sito c’è tutto ciò che riguarda l’urbanistica, le società partecipate, la rete dell’acqua e del metano. Abbiamo promosso percorsi partecipativi con l’obiettivo di coinvolgere anche chi non avrebbe partecipato spontaneamente. Le tradizionali assemblee non sono forme proprie di partecipazione perché ci vanno sempre i soliti. Le persone devono essere chiamate a partecipare, ad esempio con il sorteggio. È stato inoltre importante anche coinvolgere i funzionari del Comune. Mi viene in mente una malignità: forse le forze politiche che hanno fatto della partecipazione una loro bandiera, di fronte a un’amministrazione che la metteva in pratica non potevano che dire che così non andava bene.
Per il mobile e per il futuro economico di Quarrata che futuro vedi?
Ci sono tanti “saperi”, tanta gente che sa e ha voglia di lavorare, ma bisogna fare un salto di qualità. L’amministrazione può mettere a disposizione dei servizi, come “Abitare l’arte” alla Màgia, o farsi portavoce di un malessere, ad esempio, quello delle imprese nei confronti delle banche che non danno credito. Credo si debba continuare a chiedere la presenza delle forze dell’ordine sul territorio contro la concorrenza sleale e a mettere in campo progetti di rete di imprese.
Si deve poi pensare a un marchio Made in Toscana che punti alla promozione di tutto il territorio, anche a livello turistico.
Quale progetto, più di tutti, avresti voluto fare, ma non ti è riuscito?
Il Caselli. Di sicuro.
E quale vorresti che il futuro sindaco proseguisse?
Il collegamento con la ferrovia: c’è già un progetto, realizzabile in qualche anno. Un altro è il collegamento (senza tunnel!) con Empoli e la Firenze-Pisa-Livorno.
Svestiti i panni di sindaco, cosa farai?
Torno in ambulatorio a tempo pieno.
Niente politica?
In politica ci sono due tipi di persone: i problemi e le risorse. Se c’è bisogno ci sarò, altrimenti no.
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