Sicurezza
Insegnante fa denuncia: «Mai pagata»
«Ho gestito un corso di inglese, non trovo più l’azienda». Proteste anche dei frequentanti delle lezioni di informatica
Cinquanta ore di corso per imparare l’inglese. Dieci partecipanti. Mille euro a testa per una lezione a settimana da ottobre ad aprile. Non poco, ma alunni e insegnanti parlano di “libri” di testo fotocopiati. I partecipanti aggiungono di non aver ricevuto alcun attestato di frequenza né tantomeno “di specializzazione”, come invece si prometteva. Gli insegnanti poi sostengono di non essere stati pagati.
Nel frattempo la società
non si riesce a trovare e, a distanza di mesi, chi doveva avere i soldi (o l’attestato) afferma di essere rimasto a bocca asciutta.
Una situazione che ha portato alla denuncia sporta da una delle insegnanti ingaggiata da un’azienda fiorentina per un corso di inglese tenuto a San Marcello Pistoiese.
«Devo avere ancora 1200 euro lordi– spiega l’insegnante, Claudia Mazza, di 31 anni -. Il contratto che ho firmato prevedeva il compenso di 15 euro l’ora e il rimborso della benzina per circa 0,17 euro al chilometro. Io ho svolto 55 ore di lezione e ho percorso 2320 chilometri da ottobre 2010 ad aprile 2011».
Claudia ha una laurea in lingue e ha alle spalle anche altre esperienze di insegnamento. «Il corso – spiega Claudia - si svolgeva nei locali del bar Baccarini in piazza a San Marcello. L’azienda, che ha sede a Firenze, aveva preso in affitto una stanza. A San Marcello offriva due corsi: inglese e informatica.
«Per il primo chiedeva mille euro circa e per il secondo un po’ meno, perché era più corto. Queste lezioni, comunque, non sono da confondere con quelle dell’associazione Baccarini che, oltre ad essere più economica, è una realtà serissima».
Il primo contatto tra Claudia e l’azienda avviene via-internet.
« Ho trovato l’annuncio sul web – racconta –. Lo so, dovevo diffidare, ma quando il lavoro non c’è, si cerca di cogliere al balzo tutte le occasioni e così mi sono messa in contatto con la società.
«Del resto si presentava con una facciata di tutto rispetto: mostrava persino l’accreditamento della Regione Toscana. Al colloquio mi fecero addirittura scegliere il materiale didattico con cui preferivo far lezione; peccato, poi, che ai corsi fosse tutto fotocopiato e il cd rom masterizzato.
«Per mille euro di corso a testa potevano anche spendere 30 euro per un libro».
Alla fine del corso Claudia sostiene di non essere stata pagat a.
«Ho provato a chiamare alla sede di Firenze, ma non mi rispondevano più – aggiunge – . Poi quando ho trovato l’organizzatore con cui avevo sempre parlato mi disse che c’erano stati dei problemi, ma che mi avrebbe pagato lo stesso, tramite un’altra ditta che nel frattempo era stata aperta, e intanto mi offriva un altro lavoro che io ho prontamente rifiutato.
«I soldi però li sto ancora aspettando. Nel frattempo ho sporto denuncia. Quello che mi preme, ora, è di mettere in guardia le altre persone affinché non rimangano scottate come me».
I frequentatori da parte loro ricordano che nella brochure di presentazione dell’azienda c’era scritto «tutti i corsi si concluderanno con gli esami finali e il conseguimento a seconda del tipo di specializzazione dell’Attestato di Specializzazione».
Protestano anche alcuni partecipanti a i corsi.
«Io non ho ricevuto alcun attestato – spiega la signora Nicla Pellegrineschi, 75 anni, di San Marcello che ha frequentato il corso di informatica della Cepil lo scorso inverno- ma del foglio in sé a me non importava.
«Volevo solo imparare un po’ a usare il computer. Eravamo quasi tutte persone di una certa età; abbiamo pagato intorno ai 700 euro e tutto in anticipo. Potevamo anche pagare a rate, ma dovevamo aprire un nuovo conto corrente e a me non interessava.
« Dovevamo imparare a usare internet, ad elaborare le foto, invece niente. Ci hanno dato tutto il materiale didattico fotocopiato, non c’era il proiettore e neppure internet: come si fa a imparare l’informatica senza internet?
«Abbiamo usato una chiavetta per la connessione solo per una lezione e cinque minuti a testa. Ormai è andata così: noi abbiamo abboccato».
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