Il Tirreno

Pistoia

«Il lavoro? Dobbiamo inventarcelo»

I giovani di Epicentro parlano del rapporto con la città: «Svalutato anche il titolo di studio, istituzioni lontane»

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di Eleonora Ferri

PISTOIA

Poco fiducia nelle proposte giovanili e poca consapevolezza degli spazi pubblici, ma non tutto il male vien per nuocere. A raccontare uno spaccato interessante di associazionismo giovanile a Pistoia, sono Gianluca Danti, Ernesto Biagi, Francesco Frosini e Lorenzo Cecchi ovvero alcuni dei componenti dell'associazione culturale Epicentro Musicale. Epicentro Musicale nasce nel 2009, da un gruppo di giovani pistoiesi fra i 20 e i 25 anni, e debutta sempre nel 2009 con la prima edizione di Epicentro Musicale Festival, dedicato alla raccolta fondi per i terremotati dell'Aquila. Durante questi tre anni Epicentro Musicale è cresciuto, iniziando ad operare nell'organizzazione di eventi, live service e booking per giovani gruppi musicali del territorio, riuscendo non solo a creare momenti di aggregazione giovanile e promozione della cultura musicale territoriale, ma anche a portare a Pistoia artisti di calibro nazionale del circuito musicale indipendente italiano.

«Epicentro musicale nasce con un intento benefico, e abbiamo deciso in seguito di formare questa associazione culturale spinti dalla nostra passione per la musica e per l'organizzazione tecnica degli eventi» spiega Ernesto Biagi.

Avete organizzato molti eventi sul territorio. Avete trovato sostegno nelle istituzioni?

«Abbiamo notato prima di tutto poca fiducia nei giovani e nelle loro proposte - dicono i quattro giovani -. All'inizio abbiamo trovato anche nelle istituzioni persone molto aperte, soprattuto con la prima edizione del festival imminente al terremoto. Manca competenza a livello organizzativo da parte delle istituzioni locali, e anche la cognizione precisa di quali siano gli spazi cittadini fruibili e le norme di sicurezza. In questo senso, spesso abbiamo trovato ostacoli di tipo burocratico u n esempio è quello delle norme di capienza di un luogo. Inoltre ciò che viene a mancare, è sicuramente il dialogo fra i vari uffici, certo non solo a Pistoia. Non c'è molta selettività nelle decisioni, e non c'è neanche una vera e propria presa di coscienza delle richieste dei ragazzi e di valutazione degli spazi».

Epicentro ha curato anche parte della programmazione del Mèlos. Gli spazi pubblici sono sfruttati abbastanza?

«Potrebbero esserlo di più. Per esempio la Biblioteca San Giorgio, che è un luogo molto frequentato e apprezzato dai giovani, oltre ad essere la biblioteca più grande della toscana, potrebbe essere sfruttata anche nelle ore serali, con un caffè della San Giorgio che proponga eventi culturali. Il Mèlos, per fare un'altro esempio, non ha avuto una vera e propria continuità di gestione e organizzazione, e questo lo ha sicuramente penalizzato come spazio pubblico. Quello che manca è un locale che possa stare aperto più a lungo la sera, e che costituisca un'alternativa ai pub. Per i dibattiti sugli spazi pubblici, bisognerebbe cercare di arrivare a vie di mezzo, più praticabili e vivibili per i giovani».

Organizzate eventi, principalmente musicali. C'è abbastanza partecipazione nei giovani pistoiesi?

«Per gli eventi musicali, spesso tendono ad essere partecipi su quello che conoscono già. È una città che fondamentalmente non sembra abituata, al di là del Festival Blues, ad interessarsi a cose nuove».

Da questa passione per l'universo musicale molti di voi si stanno formando come figure professionali specifiche, anche in vista di un futuro lavorativo vero e proprio. Alcuni di voi hanno studiato progettazione di eventi culturali, altri come tecnici o fonici del suono. Pistoia offre abbastanza opportunità sul piano lavorativo e della formazione?

«Noi il lavoro ce lo stiamo un po’ inventando, abbiamo approfondito i nostri studi e riusciamo a lavorare anche come fonici. Il problema delle opportunità non esiste solo qui. C’è una svalutazione generale del titolo di studio, e non c'è stata la capacità di dare una risposta adeguata al numero crescente di universitari».

Cosa dovrebbero fare le istituzioni?

«Organizzando più eventi, di qualsiasi tipo sul territorio, ci sarebbe anche più possibilità di far entrare i giovani a collaborare durante tutto l'iter organizzativo. Una strada è cercare di coinvolgere i giovani sempre più attivamente. Per esempio al Festival Dialoghi sull'uomo c'è stato un coinvolgimento degli studenti nella promozione. Sarebbe interessante creare un modo che permetta ai giovani di collaborare sia con eventi proposti dai Comuni. Le istituzioni dovrebbero poi rendere più accessibile l'organizzazione in generale».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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