Il Tirreno

Pistoia

«Fortezza, per il recupero serve un piano concreto»

Il presidente Paci: «Da 12 anni cerchiamo di pungolare gli enti competenti Siamo pronti a fare la nostra parte, ma non da soli: ora occorrono fatti»

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di Fabio Calamati

PISTOIA

«Recuperare la Fortezza ? Sull’opportunità di farlo siamo tutti d’accordo. E anche se è un “evergreen” della vita amministrativa pistoiese, il Tirreno fa bene a ritirare fuori l’argomento. Per concretizzare i progetti servono due cose: la volontà di farlo e le risorse necessarie. Per quanto riguarda le seconde, la Fondazione è pronta a fare la sua parte, purché non sia da sola».

Ivano Paci, presidente della Fondazione Cassa di risparmio, lavora ad ipotesi di riapertura della Fortezza da almeno 12 anni. Nel 2005-2006 fu tra i protagonisti dell’accordo con Comune, Provincia, Sovrintendenza e Camera di commercio che sembrò finalmente poter concretizzare la riapertura della fortezza medicea. Ma poi anche questa proposta si arenò. Perché? «Andrebbe chiesto agli altri soggetti - replica Paci - noi ci impegnammo a stanziare un milione di euro e quei soldi sono in bilancio. L’altro milione doveva metterlo il Comune, per un progetto che serviva a rendere accessibile in modo permanente la Fortezza».

Per la gestione si ipotizzò la creazione di una Fondazione tra i quattro enti, ma anche quell’idea è rimasta sulla carta... «In questi anni abbiamo cercato di pungolare gli enti, in particolare il Comune, perché siamo convinti che Santa Barbara potrebbe essere una risorsa per la città. Basti pensare che è una fortezza medicea a poche centinaia di metri da piazza del Duomo. Leggo ora che la Camera di commercio è pronta a fare la sua parte e questo mi fa piacere. L’importante è che si passi dalle dichiarazioni alle scelte concrete».

Il percorso più promettente aperto al momento è la trattativa tra Comune e Sovrintendenza per la cessione della Fortezza a Palazzo di Giano nell’ambito del cosiddetto federalismo demaniale. Il passaggio di proprietà al Comune potrebbe agevolare il recupero?

«Certo - risponde Paci - in termini di tempi e di iter per le scelte successive. Ma il Ministero non si accontenta di trasferire il bene, vorrà anche conoscerne la destinazione e la gestione. E allora c’è il rischio del cane che si morde la coda: si attende di possedere la Fortezza per deciderne il futuro, ma per averla , prima bisognerà prendere proprio queste decisioni».

«Comunque - conclude Paci - ci tengo a ripeterlo: se le cose si vogliono fare e se si riescono a trovare le risorse, alla fine ad un risultato si arriva. La Fondazione è pienamente disponibile ad essere della partita. Purché non sia da sola».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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