Attenzione
Condannati Mamma Ebe e altri undici imputati
Otto anni e mezzo alla santona, sei e mezzo al marito, pene inferiori alle altre persone finite sotto processo per associazione a delinquere e truffa
di Massimo Donati
PISTOIA
È uscita dall’aula con il suo solito sorriso. Ma questa volta, ad accompagnarla verso l’uscita del tribunale, oltre ai soliti affettuosi saluti da parte dei suoi seguaci, dei suoi figli”, c’erano anche tante lacrime di disperazione . La sentenza è arrivata alle nove di ieri sera, dopo due ore e mezzo di camera di consiglio: 8 anni e 6 mesi di reclusione per Mamma Ebe, al secolo Maria Gigliola Giorgini.
Assieme a lei, la Santona del San Baronto, sono stati condannati anche undici dei suoi dodici coimputati: il marito Gabriele Casotto, a 6 anni e 6 mesi; Marco Gabriellini, 4 anni e 6 mesi; Carmela Lo Conte, 3 anni e 6 mesi; Rita Andrenacci e Cecilia Bertacchi, 2 anni e 6 mesi; Alfredo Niccolai, Daniela D’Alessio, Maria Pia Graziadei, Giovanna Bartolini e Clara Maccari, 1 anno e 10 mesi, con la sospensione condizionale della pena; Laura Mariotti, 1 anno e 6 mesi.
Il tribunale collegiale presieduto da Luca Gaspari ha inoltre disposto la confisca di quasi tutti i beni immobili e mobili sequestrati alla Giorgini e ad altri imputati, in particolare, la villa quarratina della Santona e quella che possiede a Morlupo, in provincia di Roma. Un valore complessivo che si aggira attorno agli 11 milioni di euro.
Unico imputato assolto, per non aver commesso il fatto, è stata Marzia Biancalani, per la quale il pm, Francesco Sottosanti, aveva chiesto un anno e mezzo. Altri due imputati - Niccolai e Mariotti - sono stati assolti da due delle quattro imputazioni a loro carico. Il tribunale ha comunque praticamente accolto tutte le richieste del pubblico ministero.
Sul capo della Santona del San Baronto e del consorte pendevano le accuse di associazione per delinquere, esercizio abusivo della professione medica, truffa aggravata e esercizio di ambulatorio medico abusivo. I fatti riguardano il periodo che va dal 2005 al giugno 2010, data dell'arresto.
All'interno dell'organizzazione ognuno degli altri 11 imputati nel processo pistoiese, ricopriva , come sostenuto dal pm, un ruolo ben preciso.
Marco Gabriellini, a capo della gestione economica dell'associazione, secondo l’accusa «svolgeva compiti indispensabili e di primo piano». Carmela Lo Conte ("Melinda") e Rita Andrenacci, le massaggiatrici di Villa Gigliola, spalmavano la crema sul corpo dei pazienti prima che Mamma Ebe imponesse le mani millantando guarigioni certe. Alfredo Niccolai, Daniela D'Alessio, Maria Pia Graziadei, Cecilia Bertacchi, Giovanna Bartolini,Clara Maccari e Laura Mariotti ricoprivano ruoli di secondo piano. «Un personale sempre attivo e presente - aveva detto nella sue requisitoria il pm - C'era chi face vale ricevute, chi si occupava della lavanderia "purificatrice", chi andava alle poste a cambiare i soldi raccolti durante le cene (e poi, secondo l'accusa, utilizzati per pagare il mutuo di Villa Sorriso, intestata a Gabrielli e Niccolai per conto della Giorgini) e chi accompagnava i pazienti a Quarrata.
Tutti, per il pubblico ministero,avevano agevolato a vario titolo l'attività messa in piedi dalla "guaritrice": «Una personalità - aveva detto, la scorsa udienza, nella sua requisitoria il pm -dedita al crimine e alla menzogna, che ha fatto della mistificazione una regola di vita e, nonostante le tante condanne riportate, ha continuato la sua azione».
Una realtà portata alla luce grazie all'indagine dei Carabinieri di Quarrata, sotto la guida del luogotenente Salvatore Maricchiolo, affiancato dal maresciallo Pasquale Alfiero.
Alla lettura del verdetto, Gigliola Giorgini, in piedi a fianco del marito, che ha cercato di consolarla con un bacio sulla guancia, ha mantenuto la sua imperturbabilità. Non così gli altri imputati e, soprattutto, parenti, amici e seguaci presenti in aula. Tanti non sono riusciti a trattenere le lacrime. E quando Mamma Ebe, appoggiata al suo bastone, si è diretta verso l’uscita, l’hanno salutata con un applauso e con grida di incoraggiamento: «Ciao mamma!», «Forza mamma!». Alzando la mano, anche se palesemente stanca, lei ha risposto sorridendo, come al solito, quasi ignorando la condanna inflittale dai giudici di questo mondo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google