Sicurezza
Quel piano sulla Fortezza bocciato dal ministero
Sembrava cosa fatta, ma un’interpellanza parlamentare bloccò tutto Iori (presidente dell’Irsa): «Che amarezza, mi definirono pizzaiolo»
di Francesco Albonetti
PISTOIA
Sembrava dovesse agevolmente decollare il progetto di recupero dell’Irsa, l’Istitutodi ricerche storiche e archeologiche, sulla Fortezza di Santa Barbara. L’esito però fu ben diverso e lasciò parecchio amaro in bocca al presidente dell’Istituto, l’architetto pistoiese Gianluca Iori, che oggi è impegnato con l’Irsa nel recupero dei sotterranei dell’ex Smi, a Campo Tizzoro. Quel progetto, l’unico sulla Fortezza a carico di un privato, fu accantonato dopo un’interrogazione parlamentare. L’Irsa si impegnò a fondo dal 2001 al 2005 e alla fine di quell’anno del piano di recupero non se ne seppe più niente. Sotto accusa, quella parte del progetto che prevedeva nella Fortezza, tra le altre cose, anche un servizio di ristorazione.
«Non fu una bocciatura vera e propria - racconta Iori - ma con quell’atto vennero a mancare tutti gli sponsor, in definitiva, non c’era più la copertura finanziaria. Certo ci rimasi parecchioo male, mi ci ero impegnato a fondo. Fui trattato come un pizzaiolo che voleva fare un ristorante nella Fortezza. Purtroppo il contenuto di quell’interpellanza fu recepito dal ministro Urbani, convinto che la valorizzazione dovesse essere condotta in primis dallo Stato, proprietario del bene e poi dagli enti locali».
A complicare le cose, spiega Iori, intervenne anche un cambiamento della normativa rispetto al 2001, che ha reso questi recuperi più complessi dal punto di vista burocratico-amministrativo. «Sono stati ridefiniti i ruoli di chi deve gestire il recupero e da questo cambiamento poi è venuto fuori il progetto successivo, a carico di un pool di enti come il Comune, la Provincia, la Soprintendenza, la Camera di commercio, la Fondazione Cassa di risparmio di Pistoia e Pescia. Tutto però è rimasto fermo perché recuperare e valorizzare un’opera simile richiede enormi finanziamenti»
Iori tiene però a precisare che, coi medesimi parter del primo progetto, cioé gli stessi enti che si sono accollati il piano successivo, l’Irsa ha portato a buon fine un’altra operazione importante: quella del recupero della Pistoia Sotterranea. «Non ho fatto altro che spostare il progetto da un monumento all’altro - dice con forza il presidente dell’Irsa - con gli stessi partner a cui si sono agigunti il Cesvot, Vibanca e Publiacqua. Però è andata bene, anzi benissimo, visto come è decollato il recupero dei sotterranei e i quattordici posti di lavoro creati».
Il progetto di valorizzazione della Fortezza dell’Irsa rientrava in un piano di recupero di tre siti distinti: l’area archeologica d iSan Mercuriale, la FOrtezza e i percorsi sotterranei dell’ospedale del Ceppo. Progetti, all’epoca, costruiti in sinergia con l’assessorato. Gli altri due progetti sono andati a buon fine, la Fortezza no. «Inizialmente prevedevamo un investimento sui 4,5 milioni, ma era solo il primo stralcio».
Fino a quando si è trattato di lavori di recupero archeologico, l’Irsa non ha trovato ostacoli. Il problema è nato con l’utilizzo finale. Dalle ricerche di Iori e degli altri archelogici, emerse un affascinante realtà fatta di antiche gallerie, utilizzate in gran parte per scopo bellico. Vennero recuperare le due sortite delle “cannoniere” del Buontalenti (datate 1571), poi fu scoperto un tunnel che serviva da contromina, risalente all’epoca medioevale. Ci sono poi gli elaborati realizzati dagli studenti del corso di specializzazione post-laurea tenuto in Fortezza e realizzato dalCollegio degli ingegneri della Toscana e dell’università di Firenze: quattro soluzioni diverse per la bonifica e la messa in sicurezza dei sotterranei.
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