Il dolore
Si costituisce condannato per omicidio
Per dieci anni si è nascosto nell’Est europeo, poi ha scelto di pagare il suo debito e riallacciare i legami col passato
di Massimo Donati
PISTOIA
Niente più affetti, niente più amici. Per dieci anni è stato un uomo senza identità. Con quella condanna per omicidio preterintenzionale in procinto di diventare definitiva, davanti alla prospettiva di una cella, aveva preferito trasformarsi in un fantasma. E così, tagliando i ponti con tutto e tutti, si era reso latitante, iniziato una vita fatta di espedienti, di lavori saltuari, di continui spostamenti nei paesi dell’Est europeo. Fino a qualche settimana fa, quando ha deciso di tornare ad essere sé stesso, di riacquistare la propria identità e di riallacciare i suoi legami con il passato. Per questo, determinato a pagare il suo debito morale e quello con la giustizia, ha scelto di costituirsi nella mani dei carabinieri.
Galliano Vignozzi aveva 42 anni quando, il 22 aprile 1992, a Torino, aveva ridotto in fin di vita a calci e pugni un operaio durante una lite. L’uomo, cinquantenne, aveva subito gravi lesioni cerebrali ed era morto sei anni dopo. Così, per Vignozzi, muratore di Pistoia originario del capoluogo piemontese, nel 2001 era stato condannato a 10 anni di reclusione, scontati poi in appello a 9 anni e 8 mesi . La pena era diventata definitiva nel 2002.
Pochi giorni del pronunciamento della Cassazione, Galliano Vignozzi si era dato alla latitanza. A Pistoia aveva lasciato un lavoro e una compagna, a Torino una madre e un fratello, ed era fuggito dall’Italia, sparendo nel nulla. Fino a qualche settimana fa, quando, ormai 61enne, ha telefonato a un avvocato di Pistoia, deciso a farla finita con quella che per lui non era più vita, qualunque fosse la conseguenza della sua decisione.
«Mi ha contattato e mi ha detto che voleva pagare il suo debito morale e con la giustizia - spiega l’avvocato Andrea Mitresi - Io non sapevo neppure chi fosse. E’ una decisione che ha preso da solo, senza alcun condizionamento. Così, mi sono occupato degli aspetti tecnici della questione. Si tratta di una persona che sicuramente ha commesso un grave errore e che a questo punto della sua vita ha deciso di scontare il suo debito, per cambiare un’esistenza priva di identità, di affetti, di amici. Una decisione in ogni caso da apprezzare ».
La tragedia aveva avuto inizio il 22 aprile 1992. Tre giorni prima Galliano Vignozzi aveva perso il padre ed era andato a Torino, città in cui era nato, per stare accanto alla mamma, portinaia in un condominio di via Tirreno. Nel palazzo era in corso un trasloco. Piero Bertolami, allora 50enne, era uno degli addetti. L’uomo ad un certo punto aveva avuto una lite con la madre di Vignozzi, Dina, che era scoppiata in lacrime. Il muratore pistoiese, accecato dalla rabbia, era intervenuto e aveva spintonato a terra il tarslocatore, colpendolo poi con calci e pugni. E fratturandogli il cranio. Gravissime le lesioni cerebrali. Per quattro anni Pietro Bertolami era sopravvissuto, ma l’8 ottobre 1998 il suo cuore aveva cessato di battere.Così, per Galliano Vignozzi, che nel frattempo era già stato condannato a due anni e mezzo di reclusione per lesioni gravissime, era scattata l’accusa di omicidio preterintenzionale.
«Adesso - racconta l’avvocato Mitresi - non sa più nemmeno dove si trovano la madre e il fratello, non ha più avuto contatti con loro ma vorrebbe riallacciare i rapporti . Così come con la sua compagna di allora. Le ha scritto una lettera e me l’ha affidata affinché io gliela consegni. Magari potrebbe andare a trovarlo in carcere».
Sono stati i carabinieri della sezione di polizia giudiziaria della procura e della Compagnia di Pistoia a rintracciarlo e a dichiararlo in arresto.
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