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Tempo bello, lo smog sale alle stelle
Polveri fini oltre la soglia consentita 8 giorni su 11. Scarti verdi: ancora non ci sono stati controlli e multe
PISTOIA. Il bel tempo è nemico dell’aria pulita. Un binomio noto agli esperti, quello fra alta pressione e assenza di vento e maggiore concentrazione di agenti inquinanti nell’aria, che nelle ultime settimane sta esplodendo in tutta la sua evidenza. E nell’evidenza dei dati, si innescano le polemiche legate al provvedimenti della Provincia, recepiti dai sindaci con singole ordinanze. In particolare, quello legato al divieto dei cosiddetti “abbuciamenti”, ovvero i fuochi prodotti da agricoltori e vivaisti per smaltire potature e residui verdi. Un’attività antica come il mondo ma, a quanto pare, deleteria per la concentrazione di polveri fini, le Pm10 e loro parenti.
Nel contempo, fa discutere lo studio dell’Arpat, datato 2010 ma che è tornato in auge soltanto adesso: secondo l’agenzia regionale per l’ambiente, l’impatto dell’inceneritore di Montale sulle polveri fini sarebbe appena del 4%, minore dell’inquinamento da traffico, ma anche degli stessi fumi da “abbruciamenti” di piante o di quelli dei caminetti domestici.
I dati. Dall’inizio dell’anno le giornate con qualità dell’aria buona sono state soltanto quelle del 5, 6 e 7 gennaio. Sono i giorni in cui la piana è stata sventagliata dalla tramontana. Nei restanti giorni del mese, la centralina di Montale ha registrato valori superiori ai 50 microgrammi per metro cubo di Pm10 otto giorni su undici, mentre le altre due stazioni, quella di via Signorelli a Pistoia e quella di via Roma a Prato, hanno fatto appena un po’ meglio: 7 giorni su undici. Non era andata molto meglio a dicembre, soprattutto nell’ultima parte del mese (quella caratterizzata da molte giornate asciutte e senza vento) e neppure a novembre.
Per fare qualche esempio concreto, l’11 gennaio la centralina di Montale segnava 113 microgrammi per metro cubo, Pistoia 57 (comunque sopra la soglia dei 50 microgrammi) e Prato 95. La giornata peggiore è stata proprio quella di Capodanno, quando Montale ha superato i 153 microgrammi e Pistoia i 65.
I fuochi inquinanti. Il provvedimento contro gli abbruciamenti è fresco e ancora non ci sono stati controlli. «Sappiamo che di per sé nessun provvedimento è risolutivo e quello dei divieti di bruciare gli scarti verdi è soltanto uno – dice l’assessore provinciale all’ambiente, Rino Fragai – I mezzi per farlo rispettare ci sono e sono gli stessi utilizzati per monitorare gli incendi nei boschi, compreso l’ausilio delle telecamere. Stiamo però lavorando con le associazioni per ridurre l’impatto, sia con i vivaisti per quanto riguarda gli scarti verdi che con gli agricoltori, in particolare per il problema delle potature degli olivi.Va detto con chiarezza che queste attività hanno un’incidenza sull’inquinamento superiore a quella che qualcuno pensa».
Inceneritore assolto. Potature sotto accusa e inceneritore assolto? Parrebbe di sì. «Questa questione è stata ritirata fuori in questi giorni, ma la conosciamo bene. Quando si cominciarono a registrare degli sforamenti anomali dall’impianto di Montale volevamo capirne le ragioni. Il risultato è stato molto chiaro ed evidente, anche se c’è chi non lo condivide. Noi dobbiamo basarci su valutazioni scientifiche, non possiamo prendere provvedimenti sulla base degli umori di un comitato. E’ stato chiarito che un’eventuale fermo dell’inceneritore per un periodo limitato di tempo, per esempio un mese, avrebbe un impatto ambientale più dannoso che a tenerlo sempre in fun zione e a regime di bruciamento costante. Ed è un aspetto chiarito con l’Arpat ma anche con l’Asl».
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