Il Tirreno

Pistoia

Fortezza, l’Istituto storico si candida

«Potremmo proseguire l’esperienza della mostra sul Risorgimento, ma occorre la collaborazione degli enti locali»

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di Fabio Calamati

PISTOIA

«In attesa di un programma organico di recupero, c’è già qualcosa che potrebbe essere fatto per valorizzare la Fortezza Santa Barbara». Roberto Barontini, presidente dell’Istituto storico della Resistenza, è felice che si torni a parlare di uno dei gioielli dimenticati della città. «Insieme alle ville Sbertoli, la rinascita della Fortezza rappresenta uno dei problemi fondamentali per la città», commenta l’ex vicepresidente della Provincia.

E l’idea c’è già: dare continuità alla mostra sui “Ricordi storici del Risorgimento”, aperta a maggio e da allora meta di numerosi visitatori: scuole, turisti, semplici cittadini. «E’ una mostra - continuna Barontini - che abbiamo realizzato noi dell’Istituto storico insieme alla Polizia di Stato e che sta avendo un ottimo successo. Per la sua realizzazione è stato indispensabile il finanziamento della Fondazione Cassa di risparmio. Il libro dei visitatori alla fine della mostra presenta numerose firme, tra cui quelle di diversi stranieri. Insomma, un successo».

E partendo da questa esperienza che Barontini è tornato ad interessarsi della sorte della Fortezza e del suo futuro. «Abbiamo pensato che l’esperienza della nostra mostra potrebbe avere una continuità, per far vivere intanto almeno una parte della Fortezza, rendendola accessibile a tutti i cittadini. Nella Sovrintendenza abbiamo trovato una grande disponibilità, sono pronti a consentirci nuove iniziative, purché ci sia la collaborazione delle istituzioni. Da un paio di mesi ho chiesto un incontro al Comune e per il momento sto ancora aspettando».

Una delle idee su cui sta lavorando l’Istituto storico è particolarmente suggestiva: realizzare nella Fortezza una mostra sulla Resistenza a Pistoia. Sarebbe particolarmente significativo organizzare un momento di riflessione e documentazione su quegli anni terribili proprio nel luogo che vide il sacrificio, il 31 marzo 1944, dei quattro “martiri della Fortezza”, fucilati dai fascisti perchérenitentti alla leva della Repubblica di Salò.

«Abbiamo materiali e competenza per realizzare questa mostra - osserva Barontini - e la Sovrintendenza è disponibile. Occorrono finanziamenti, che noi noi abbiamo, e soprattutto la collaborazione degli enti locali».

Insomma, a sentire Barontini sarebbe soprattutto una questione di volontà: l’Istituto ha già effettuato un incontro con il tecnico della Sovrintendenza, tutto sarebbe pronto per lanciare un’iniziativa che potrebbe fare da battistrada per la riapertura in grande stile della Fortezza.

In effetti il fortilizio mediceo (realizzato nel 1331 e ampliato nel 1539 sotto la supervisione di Bernardo Buontalenti) è dal dopoguerra di fatto inutilizzato, salvo l’apertura estiva per il Cinema sotto le stelle e le sporadiche iniziative organizzateda enti pubblici e organizzazioni private. Il Comune sta provando dal 2005 a creare le condizioni per un recupero organico e dal 2007 c’è un progetto che mette insieme lo stesso Comune, la Provincia, la Fondazione Caripit e la Camera di commercio, progetto rimasto per ora sulla carta.

L’ultima speranza, ora, è affidata al federalismo demaniale: il Ministero è disposto a cedere al Comune la proprietà dell’edificio. Un tavolo di lavoro è già stato aperto. Se son rose, fioririanno.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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