Il Tirreno

Pistoia

E tra i commercianti c’è chi ha deciso di aprire di domenica

Tiziana Gori

Mariotti: «C’è una legge nazionale, e la grande distribuzione lavora ». Tricomi: «Non perdiamo l’occasione dei saldi»

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PISTOIA. «Un gesto di professionalità e di rispetto verso i nostri clienti tenere aperto anche di domenica in presenza di una legge nazionale che dispone in tal senso».

Scontro all’orizzonte tra piccoli esercenti? Sembra proprio di sì, perché Tiziana Mariotti, titolare di due negozi di intimo in via Pacini e sul viale Adua, non sarà l’unica a lavorare d’ora in avanti tutte le domeniche.

E la decisione, conferma il fratello, nonché primo collaboratore, Massimiliano Mariotti, non è stata presa a cuor leggero né tantomeno senza tener conto delle esigenze dei quattro dipendenti (cinque con lui). «Non sono contenti - dice Mariotti - ma con questi chiari di luna... Sono consapevoli che se il datore di lavoro è una persona capace e riusciamo ad organizzarci bene, il giorno di riposo sarà preso in settimana. Così come per le domeniche lavorative saranno seguiti dei turni. Al momento riteniamo sia la scelta giusta».

Non saranno gli unici con le serrande alzate questa domenica e le altre a venire. «Lunedì - spiega Massimiliano Mariotti - abbiamo partecipato a un incontro indetto dal Centro commerciale naturale. I commercianti sono divisi, metà e metà direi, tra quelli che vogliono tenere chiuso e altri che vogliono adeguarsi alle disposizioni della legge nazionale».

All’interno del pacchetto Salva Italia varato a fine 2011 dal governo Monti è contenuta, lo ricordiamo, una norma che consente la liberalizzazione completa degli orari. Il commercio si è diviso tra contrari e favorevoli: contrari i piccoli esercenti e le loro associazioni di riferimento, sostanzialmente favorevole - ad eccezione della Coop - la grande distribuzione. I detrattori sostengono che questa legge darà un colpo mortale al commercio di vicinato e non servirà a rilanciare i consumi. Confcommercio e Confesercenti hanno chiesto l’intervento della Regione Toscana che, come già fatto in estate in occasione del decreto Berlusconi sulle liberalizzazioni, ha ribadito la propria competenza in materia. E lo ha fatto, subito dopo l’approvazione del decreto Monti, riscrivendo due articoli del Codice del Commercio regionale in vigore dal 2005. Si riafferma che gli esercizi commerciali possono tenere aperto al massimo 13 ore al giorno e che le aperture domenicali straordinarie (ad eccezione di quelle del mese di dicembre) devono essere concordate con le associazioni di categoria, i sindacati e le amministrazioni locali.

A dirimere il conflitto di competenze tra Stato e Regione sarà chiamata la Corte costituzionale, ma per alcuni mesi ci sarà da gestire una situazione che, come ha ricordato alcuni giorni fa l’assessore alle attività produttive, Barbara Lucchesi, rischia di portare a ricorsi spiacevoli e costosi per il Comune. Ecco perché l’ente locale non ha intenzione di emanare ordinanze che vietino le aperture domenicali al momento.

«Condividiamo la linea di Confcommercio, che sta cercando di proteggere i piccoli commercianti - afferma Massimiliano Mariotti - Allo stesso tempo, dopo 40 anni di servizio, non possiamo dare un disservizio ai nostri clienti, quando la grande distribuzione, seguendo la legge, terrà aperto tutte le domeniche».

E qui sta il nocciolo della questione, quello che probabilmente le associazioni di categoria volevano evitare: un adeguarsi dei piccoli ai grandi per non perdere nemmeno un’occasione di vendita. Per sopravvivere. «E’ stagione di saldi - ricorda Sergio Tricomi, presidente provinciale di Federcalzature Confcommercio - Domenica, nei miei negozi di via Cavour e via Panciatichi, si lavorerà. Ci vado piano sulle domeniche successive, perché è in corso un serrato confronto su come recepire la normativa nazionale e condivido la linea della mia associazione». Ma domenica sarà dietro il banco.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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