Sicurezza
Patrimoni da recuperare, Santa Barbara attende un futuro
Lo Stato potrebbe cederla al Comune di Pistoia, intanto rimane inutilizzata per buona parte dell’anno
PISTOIA. I tecnici sono già stati una volta a fare un sopralluogo e presto tornerà a riunirsi il tavolo costituito nei mesi scorsi tra Comune, Provincia, Agenzia del demanio e Sovrintendenze competenti. E’ a quel tavolo che si giocheranno le ultime, tenui speranze, di vedere un giorno restituita alla città la Fortezza Santa Barbara. Il percorso è quello del “federalismo demaniale dei beni culturali”, vale a dire che lo Stato è disponibile a cedere la proprietà del fortilizio mediceo . Il Comune a sua volta è disposto a farsene carico, anche perchè un’idea su come utilizzare la Fortezza ce l’avrebbe. Si tratta di trovare un accordo sulle modalità del passaggio e su cosa farci dopo ed è proprio su questo che sta lavorando, in silenzio, il tavolo costituito dopo che - nel maggio scorso - il sindaco Berti annunciò la nuova disponibilità del Demanio.
La cautela, comunque, è d’obbligo. E’ almeno dal 2005 che l’amministrazione comunale cerca di recuperare la fortezza, ristrutturandola e aprendola ai pistoiesi ed ai turisti. Niente di straordinario: non si contano le città toscane che hanno la fortuna di possedere una fortezza di epoca medicea e l’hanno trasformata in sede espositiva, in luogo di eventi culturali ed artistici. Ma a Pistoia no: Santa Barbara è sempre rimasta un pezzo di città inaccessibile, tranne che d’estate per il Cinema sotto le stelle e in poche altre occasioni. Una di queste, lanciata nel 2005 e bissata nel 2006, fu la Festa del pane organizzata dai fornai pistoiesi, che in pochi giorni di apertura portò 40.000 visitatori nella Fortezza.
L’edificio che si affaccia con il suo cancello su piazza della Resistenza, fu costruita nel 1331 da Firenze ed ampliata nel 1539 sotto Cosimo de Medici, con la supervisione, tra l’altro, del celebre architetto Bernardo Buontalenti, che 32 anni dopo concluse il progetto delle mura urbane così come sono oggi. La Fortezza , con i suoi massicci bastioni, rimase destinata a scopo militare fino al 1774 e pochi anni dopo il granduca Pietro Leopoldo ne decise il disarmo. Santa Barbara fu allora una caserme, poi un carcere. E’ qui, per dirne una, che il 31 marzo 1944 furono rinchiusi e poi uccisi dai fascisti i quattro giovanissimi “martiri della Fortezza” Alvaro Boccardi, Aldo Calugi, Lando Vinicio Giusfredi e Valoris Poli , colpevoli di non volersi arruolare nelle truppe della Repubblica di Salò.
Nel 2007 Comune, Provincia e Fondazione Cassa di risparmio trovarono l’accordo su un piano di recupero da due milioni di euro che riguardava almeno una parte dell’intera fortezza, risanandola ed eliminando le barriere architettoniche. Lo spazio recuperato, 1.200 metri quadri circa, avrebbe potuto essere aperto alle visite dei turisti e reso disponibile per manifestazioni culturali ed artistiche.
Un piano più ampio (20 milioni di euro) prevedeva la realizzazione di un polo espositivo, un museo, un ristorante. Ma il Ministero per i beni culturali - denunciò il sindaco Berti due anni fa - non ha mai dato risposte.
Questo almeno fino all’estate scorsa, quando il “federalismo demaniale” ha riaperto i giochi. Sulla carta problemi non ce ne dovrebbero essere:l’unico ostacolo al passaggio di proprietà è il deposito di beni archeologici rinvenuti in provincia che la Sovrintendenza ha creato in un angolo della Fortezza. Ma si tratta di una questione superabile. Basta che la volontà ci sia.
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