Il Tirreno

Pistoia

«Lascio un Comune sano tante le opere realizzate»

Marco Innocenti
«Lascio un Comune sano tante le opere realizzate»

Il sindaco di Pistoia respinge l’appellativo di “cementificatore”e rivendica gli interventi che hanno cambiato le abitudini e il volto alla città negli ultimi dieci anni

6 MINUTI DI LETTURA





Cementificatore? Nemmeno per sogno: le opere infrastrutturali, il recupero di aree e gli interventi di ristrutturazione dei dieci anni del suo mandato non sono altro che un esempio di attuazione delle previsioni del piano regolatore del 1994 e la realizzazione di un programma di riqualificazione e sviluppo della città. Non ha dubbi il sindaco Renzo Berti, che rivendica la sua azione come “uomo del fare” di cui Pistoia aveva un gran bisogno. Il fatto che, alla vigilia delle elezioni amministrative in cui non potrà più presentarsi, si avverta da più parti la tentazione di rimarcare la “discontinuità” più che la “continuità” con Berti - come avviene di solito - non turba più di tanto il primo cittadino.

«Vede, io torno volentieri a fare semplicemente il medico - spiega, pacato - non ho mai inteso la politica come una professione segnata dal carrierismo. Per me è stato un servizio reso alla città. Governare non è spartire il potere, ma fare le cose nell’interesse dei cittadini. E rivendico con orgoglio dieci anni di governo che hanno portato realizzazioni e riorganizzazioni. Con meno risorse e meno personale siamo stati in grado di offrire servizi migliori. E su questa linea ho cercato di coinvolgere tutti, anche gli opppositori all’interno del mio partito. Non ho mai posto veti all’assunzione di incarichi di responsabilità da parte di chi non la pensava come me. Confesso però di aver avvertito nel partito qualche timore suscitato dalla mia crescita politica».

Nel corso dei suoi mandati c’è stata, è vero, una riduzione del 10% dei dipendenti comunali, ma rimangono oltre 800. In città di dimensioni analoghe sono la metà.

«La differenza la fa l’impegno che abbiamo sempre riservato all’istruzione e al sociale. Tuttavia è vero che un assetto del genere, alla luce delle ristrettezze e delle difficoltà odierne, sia da ripensare. I Comuni del futuro, il nostro compreso, dovranno puntare di più sulla partnership con i privati. Ai Comuni resteranno la programmazione e il controllo sulla gestione, ma non ci sono più le condizioni perché possa accollarsi anche tutta la parte operativa. Il fatto di avere tanti dipendenti non ha comunque comportato spese aggiuntive per i cittadini. Il livello di imposizione fiscale è tra i più bassi d’Italia. E il bilancio è in pari, anzi il 2011 avrà un piccolo avanzo, nonostante le risorse siano in calo. Abbiamo recuperato totalmente il disavanzo di 6 milioni di euro che avevamo nel 2008: siamo riusciti a spendere meno senza ridurre i servizi e abbiamo recuperato soldi dalle alienazioni, dal recupero dell’evasione e dai dividendi che, per circa 1,2 milioni, vengono dalle aziende partecipate. L’arrivo però di ulteriori tagli di fondi, per 6,5 milioni, non renderà comunque facile l’azione del mio successore, anche se la mia amministrazione non lascia zavorre».

In dote al nuovo sindaco potrebbe anche lasciare un regolamento urbanistico che, negli intenti, dovrebbe puntare sostanzialmente sul recupero, il riuso e il recupero del verde. Ce la farete ad arrivare alla definitiva approvazione prima della fine del mandato?

«Penso e mi auguro di sì, ma dobbiamo correre. Con questo provvedimento la nuova amministrazione avrà tutti gli strumenti per completare il recupero dell’area ex Breda, la riorganizzazione del Ceppo, la riqualificazione dell’area del nuovo ospedale, la chiusura dell’intervento alle Fornaci. Spero che si riesca anche a completare la circonvallazione con l’asse a nord; io lascio la “U” che va da est a ovest».

Entriamo nel dettaglio dei grandi interventi da completare. C’è molta apprensione per la destinazione del Ceppo.

«La riorganizzazione di quell’area rappresenta una grande opportunità per la città. Per 23mila metri quadri il complesso sarà utilizzato per l’assistenza sanitaria, accorpando strutture oggi sparse sul territorio. Per 40mila metri quadri è previsto l’ampliamento a verde. Nella parte antica del complesso ci sarà spazio per funzioni culturali pubbliche: attendiamo le indicazioni dell’Asl. «Recupereremo ad uso pedonale la vecchia via del Soccorso e si realizzerà poi un parcheggio su due piani completamente pubblico. Per la residenza sono in ballo non più di 9mila metri quadri».

E i progetti per il recupero del verde?

«Sono sul tappeto le situazioni delle Ville Sbertoli, dell’impianto Dano, dell’asta dell’Ombrone. Qui è previsto un parco con un bacino idrico da 900mila metri cubi che garantirà per l’acqua autonomia per tutta l’estate».

Per l’ex Breda è tutto definito?

«Sostanzialmente sì. Accoglierà le sedi di questura e polizia stradale e della prefettura. Ci saranno ampi parcheggi a servizio della città, oltre al grande hotel che sarà gestito dalla catena Hilton».

Vengono sollevati alcuni problemi su questo intervento: il primo riguarda il collegamento con il centro storico, l’altro il rischio che questo quartiere satellite dreni ulteriori funzioni e presenze dal cuore della città.

«L’obiettivo è invece di integrare il rapporto tra centro storico ed ex Breda, con vantaggio per tutti. Certo è che dovremo rafforzare i rapporti con il Cct per il trasporto urbano. Attendiamo in proposito l’esisto della gara regionale per la gestione del servizio».

Dopo l’uscita dal centro storico di tanti uffici pubblici, ultima l’Agenzia delle Entrate, c’è timore per il vuoto lasciato in piazza del Duomo dal trasferimento della prefettura. Come sarà utilizzato quell’immobile? Tornerà ad accogliere funzioni vitali per la città e gli operatori?

«Il dibattito è aperto. Di certo c’è che la destinazione urbanistica ha parecchi vincoli per salvaguardare l’uso a fini pubblici del palazzo, anche se è di proprietà privata. Su cosa potrà accogliere però si discute. «Auspico che si riesca ad individuare una soluzione capace di rendere ancora più vissuta e partecipata questa parte importante della città».

Stessa preoccupazione desta la situazione di due grandi complessi, il cui recupero e utilizzo potrebbe portare grandi benefici: la fortezza S. Barbara e l’ex chiesa di S. Lorenzo. Sembra che ogni progetto di restauro e di apertura sia abbandonato.

«La proprietà della S. Barbara è dello Stato e noi abbiamo proposto al ministero un progetto di minima su cui avere il placet per partire con l’intervento di definitivo recupero al quale partecipano, oltre al Comune, la Provincia e la Fondazione Caripit. C’è pure una ipotesi di trasferimento della proprietà al Comune da valutare. « Anche la ex chiesa di S. Lorenzo è dello Stato, mentre l’ex convento è del Comune: da valutare se non ci sia la possibilità di acquisire la parte statale per procedere poi con il restauro e la riorganizzazione».

Cosa si sente di dire a chi teme che la politica urbanistica degli ultimi anni, nel suo complesso, stia facendo perdere appeal al centro storico?

«È un rischio che non vedo. La residenza è cresciuta, da 8.500 a 9.500 persone e puntiamo a superare le 10mila. Ci sono tanti centri per la cultura, lo spettacolo e le attività, centinaia di negozi e locali pubblici, tante sedi istituzionali, banche, studi, assicurazioni. La perdita di qualche ufficio pubblico non può essere determinante. Piuttosto dobbiamo riuscire a organizzarci meglio per vendere bene l’arte, la storia, la cultura che la città e il territorio offrono al fine di attirare un crescente flusso di turismo di qualità che tanti benefici potrebbe portare». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa