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«È stato lui ad aggredire» Il muratore tunisino accusa il vicino di casa
F.Cl.
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PISTOIA. «Stavo lavorando sul tetto, cercavo di riparare il cavo dell'antenna parabolica della tv. È arrivato lui, con il suo cane, e mi ha urlato "Che fai qui?". Poi ha tirato fuori il coltello e mi ha colpito. Due, tre volte». Nel suo letto al secondo piano del reparto di chirurgia del Ceppo, Arfa Jilani si tocca la nuca. «Ora sto meglio - dice - ma ho ancora un grande mal di testa». Anche il volto è bendato, là dove il machete del suo aggressore lo ha colpito in profondità. Sotto la ferita, lo zigomo è fratturato e il viso è tutto gonfio e pesto, compreso l'occhio. Sabato sera è stato operato, ma probabilmente ci vorrà un secondo intervento. Il grosso coltello brandito dal suo aggressore lo ha colpito anche alla nuca e alla mano sinistra. Arfa è il muratore tunisino di 36 anni ferito sabato pomeriggio a colpi di machete dal vicino di casa, Fabio Pasquinelli, 49 anni, che i carabinieri hanno subito arrestato per tentato omicidio. Il giorno dopo, Jilani descrive non una lite ma una vera e propria aggressione a sangue freddo. Quando è stato arrestato, Pasquinelli ha invece detto che il machete non era suo. Una perquisizione nel suo appartamento ha però consentito di scoprire un coltello simile. Nella palazzina di via Abbi Pazienza, l'immigrato con la moglie Aisha e due figli, una femmina di 3 anni e un maschio di 4 mesi abita al primo piano, Fabio Pasquinelli all'ultimo. «Lui si comporta come fosse il padrone, ci ha detto tante volte che non vuole che andiamo sulla terrazza sopra al suo appartamento. Ma la terrazza è del condominio» dice Aisha, la moglie dell'aggredito, parlando di Fabio Pasquinelli. «E mio marito era salito su per riparare il cavo della parabola che ci ha tagliato proprio lui. Non era la prima volta che lo faceva». Ma non sembrano semplici liti di condominio fra vicini, quelle tra Pasquinelli e la famiglia di Arfa Jilani. Aisha racconta di continui soprusi, di minacce a lei e alle figlie, di insulti xenofobi e razzisti. «Quando passa davanti alla nostra porta - dice - a volte ci picchia contro, ci sputa. Una volta me ne sono accorta e quando ho aperto lui mi ha insultato e minacciato. Ho denunciato tutto ai carabinieri, ma non è cambiato niente». «Ce l'ha con noi perché siamo arabi» aggiunge Arfa, abbracciando il bambino più piccolo. Quella più grandicella non si stacca dalla gonna della mamma e quando guarda il babbo bendato, non riesce a frenare le lacrime. «Dopo che mi ha colpito - riprende il racconto del muratore - sono riuscito a fermarlo e a togliergli il coltello. Allora lui è scappato. Poi sono arrivati i carabinieri». Jilani è stato soccorso in strada, il volto coperto di sangue. «In questa mano non sento più niente» dice ancora il tunisino, sollevando il braccio sinistro fasciato. «Ma io sono muratore, come farò a lavorare?» Aisha, insiema alla sorella di Arfa, annuiscono. Per la famiglia africana («tutti con i permessi in regola», sottolineano) comincia ora un momento difficile. Arfa avrà bisogno di altre cure, c'è da pensare ai bambini, senza un lavoro stabile è tutto più difficile. «Chi ci può aiutare?» chiede Aisha, guardando i figli.
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