La manifestazione
IL PUNTO
Pistoia capitale del verde: utopia?
Marco Innocenti
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Utopia l'affermazione di Pistoia come città del verde, auspicata non solo da Legambiente? Andando a vedere i tanti progetti giacenti, sembra che l'obiettivo - a parole condiviso da tutti - sia raggiungibile. Il sindaco Renzo Berti ricorda ad esempio il progetto per il parco fluviale e si augura che possa diventare realtà nel prossimo mandato; negli uffici della Camera di Commercio c'è ancora un piano - del 2002 - per il recupero di una trentina di zone degradate che i vivaisti erano pronti ad abbellire senza spese per il Comune, che avrebbe semplicemente dovuto curarsi di dare acqua per sei mesi alle nuove piante messe a dimora. Il guaio è che ai propositi non sono seguiti i fatti, se si eccettuano gli interventi per le aiuole delle rotonde. Lascia interdetti vedere come i vivaisti pistoiesi abbiano fatto a gara per il look di Montecatini, mentre qui l'eccezionale qualità della loro produzione stenta ad affermarsi fuori dalle colture. Nella città delle Terme, la zona centrale di via Verdi e dintorni è diventata una festa di fiori, piante e colori che certamente ingentiliscono la città, con vantaggio per i vivaisti che intelligentemente promuovono la loro capacità e l'offerta di qualità nel mondo, grazie al flusso turistico di cui Montecatini gode. A Pistoia non si potrebbe fare altrettanto? E non si potrebbe organizzare un evento o una mostra annuale legata al vivaismo, capace di portare migliaia di visitatori collocabili nella fascia del turismo di elite a cui la città pare vocata? La vicina Lucca, quasi a zero per i vivai, propone sulle Mura urbane VerdeMura a fine marzo e Murabilia a inizio settembre: la prima mostra porta, in una stagione ancora morta, prima di Pasqua, 15 mila biglietti staccati tra il venerdì e la domenica; la seconda addirittura 26 mila, sempre in tre giorni. Con evidenti vantaggi (di incassi immediati e di promozione) per gli espositori e, forse ancora di più, per negozi, ristoranti, pubblici esercizi e strutture alberghiere. Per quale motivo non dovrebbe essere possibile a Pistoia una scelta analoga, ancora più motivata e destinata al successo? Si dice che tra la città e il vivaismo ci sia più diffidenza che feeling, che i vivaisti siano gelosi dei segreti della loro produzione e non amino esporsi e tanto meno confrontarsi, che ci siano troppe rivalità e divisioni tra gli operatori del settore. Se così fosse, non è venuto il momento di mettersi intorno a un tavolo, affrontare il problema e risolverlo nell'interesse della città, capitale del verde? E non sarebbe utile concretizzare l'avvio, nel polo universitario, di un corso per ingegneria o architettura dei giardibi? Se non qui, dove?
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