Attenzione
I residenti chiedono un progetto organico per la fruibilità e la qualità della vita
«Non c'è un piano per il centro che unisca esigenze diverse»
Michele Galardini
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Andrea Gorone e Andrea Sabatini 3 MINUTI DI LETTURA
PISTOIA. Non è tutta rose la vita nella zona della Sala e dintorni. Se nei giorni scorsi i gestori dei locali hanno esposto parecchi problemi (per gli arredi, la musica dal vivo, i rapporti con le norme e gli uffici comunali), di difficoltà parlano anche i residenti, secondo i quali la situazione incide, nei suoi aspetti negativi, sulla qualità della vita. Per Andrea Gorone, imprenditore da trent'anni residente in via Cino (nei pressi del Globo) e Andrea Sabatini, coordinatore del comitato dei residenti del centro storico che abita in via dei Fabbri, le problematiche sono tanto chiare quanto complesse e non hanno radici negli ultimi due o tre anni, ma in vent'anni di esigenze non assecondate e richieste non accolte. Da sempre il punto dolente individuato dai residenti è la mancanza di un piano organico e coordinato per la crescita della città che favorisse in egual misura tutti i soggetti: abitanti, frequentatori, operatori commerciali e culturali. A giudizio del comitato, le scelte delle amministrazioni comunali che si sono succedute si sono modulate a seconda delle necessità impellenti ed eccezionali di un determinato periodo, ma senza una visione generale e lungimirante di sviluppo e riorganizzazione complessiva del territorio. Come esempio, indicano la differenza che c'è fra la concentrazione di piazza della Sala e il deserto, dieci metri più in là, di via Cavour o di via della Madonna. «Se il centro si fosse sviluppato in maniera omogenea ed equilibrata - dicono Gorone e Sabatini - la movida si distribuirebbe naturalmente su di una superficie più ampia, creando meno problemi. La città si è invece sviluppata senza che le amministrazioni siano state in grado di dare le linee guida che avrebbero consentito uno sviluppo armonico. Il piano Cervellati, costato molti soldi, è rimasto lettera morta». Nemmeno i tanto declamati tavoli di concertazione che dal 2010 fanno capolino nelle cronache durante i mesi estivi sono serviti a creare un fronte comune di azione fra amministrazione, residenti, esercenti e giovani. «Sono stati utili - aggiunge Gorone - solo all'amministrazione per crearsi un alibi e per dimostrare di avere un buon senso che, di fatto, non ha. Alla fine le decisioni per la città vengono prese in totale autonomia». A questo punto per i residenti gli interventi per migliorare la vivibilità del centro non sono più rimandabili. Sabatini sostiene che bisognerebbe partire chiudendo i varchi della ztl «perché dalle 20 in poi vengono interpretati come un'autorizzazione a parcheggiare in centro e non come passaggio, non rispettando le regole», e dall'incentivazione all'utilizzo della bicicletta, dato che «le piste ciclabili sono state tutte dei grandi fallimenti, come Bicincittà». Per la esigenze dei giovani, invece, la necessità primaria individuata è un migliore, più che un maggiore, utilizzo dei locali: «Parlando con i nostri figli, entrambi musicisti, percepiamo che manca loro qualcosa e che non si risolve nulla semplicemente aprendo un bar e facendo musica fino all'una di notte. Bisogna organizzare la città affinché questi eventi abbiano un fine e non si esauriscano nella singola serata». «Pistoia non ha sviluppo - prosegue Gorone - e ogni iniziativa viene delegata alle organizzazioni che fanno riferimento al partito dominante. L'arte però vive di osmosi, di rapporti con l'esterno, mentre Pistoia è una città chiusa. E di questa chiusura sta morendo». Se in questi anni si è preferito agire sulle emergenze piuttosto che fare opera costante di organizzazione, per i rappresentanti dei residenti la causa è la distanza della classe dirigente dal territorio. «I nostri amministratori non vivono la città e non ne conoscono i problemi - sostengono -. Speriamo che il prossimo sindaco si fermi a parlare con i commercianti e i residenti e che non venga conosciuto solo attraverso i giornali». Se il centro riesce comunque a vivere, per molti, tra cui Sauro Signori (proprietario del grande negozio di ortofrutta sulla Sala) il merito è solo dei commercianti che hanno investito: «Senza di loro la Sala sarebbe ferma al Medioevo».
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