Il dolore
«Burocrazia e divieti rischiano di uccidere la Sala»
Michele Galardini
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Burocrazia, diffidenza, divieti e restrizioni rischiano di uccidere le attività della Sala, uno dei pochi poli di attrazione rimasti nel centro storico. È questo il giudizio di fondo degli operatori del comparto, e non si discostano da questa linea nemmeno gli imprenditori più giovani ed entusiasti.Come Matteo Fusario, classe 1988, che ha aperto un bar in via del Lastrone da appena sei mesi, chiamandolo Moma in onore del più famoso museo d'arte moderna americano, e già vede il futuro grigio, per non dire nero. Tra un quadro dell'artista Elena Santoro, un birillo da bowling che svetta sopra le bottiglie di alcolici e un piccolo espositore contenente particolari qualità di caffè, tra cui una biologica, provenienti dalla torrefazione Mokaflor di Scandicci, Matteo racconta le difficoltà della vita da esercente e da giovane imprenditore, «in una città - dice lui - che sembra sempre più una soap opera, dove negli stessi posti ci sono sempre le stesse persone che parlano delle stesse cose».
Le peripezie burocratiche per Matteo sono iniziate fin dall'apertura, a causa dei tavolini bianchi che aveva deciso di installare fuori dal locale e che non erano in linea con il dehors indicato dal Comune per la Sala, che prevede un colore unico per gli arredi esterni, canna di fucile o legno. «Non so quanti appelli ho dovuto fare con la geometra per mettere due tavolini fuori; per non parlare del tendone e dell'insegna. È tutto un pagare e un pagare, sempre di più», commenta l'operatore che si ritiene abbandonato a se stesso e ravvisa una sorta di ostilità da parte della amministrazione comunale che invece, dice, avrebbe dovuto sostenere il suo progetto o almeno tutelarlo. A poche settimane dall'apertura, Matteo ha dovuto far fronte anche ad un altro problema, particolare. «Ho ricevuto una lettera dal Comune in cui mi si informava che sarebbe venuto un tecnico per controllare l'acustica dello stereo - spiega -. Io utilizzo due casse da computer e per farmi mettere un blocco al volume ho dovuto pagare 800 euro al tecnico. È un buttarti giù continuo, non ti invogliano a pensare di andare avanti».
Di episodi come questo Fusario teo ne vede ormai da anni, a partire dall'intervento dei vigili, nel 2010, per bloccare un concerto acustico alle 22,30 al Tito's, passando per la la chiusura del Gran Cafè du Globe (dove lui ha lavorato per tre anni) a causa dell'eccessivo canone di affitto mensile richiesto, 6.000 euro, per arrivare fino al mese scorso quando, per installare una piccola serpentina natalizia fuori dal locale, gli è stato chiesto di pagare 150 euro, così come agli altri tre locali della via. «Secondo me l'amministrazione non si sta impegnando per impedire che il centro muoia e per rivitalizzarlo. Viene da chiedersi: farò bene a stare qui o è meglio fare le valigie e andare a cercare fortuna da un'altra parte? Purtroppo non ti viene data la possibilità di fare niente. Non posso fare una serata dal vivo, non posso creare un evento perché sono bloccato da questi permessi che vanno fatti mesi e mesi prima.
E non sai neanche se te li accettano». Di movida se ne vede poca, tranne che d'estate; di musica non si sente parlare durante tutto l'anno. Eppure Pistoia sta crescendo come centro di aggregazione del nord della Toscana. Lo dimostra la presenza sempre più massiccia di persone o famiglie provenienti dalle altre province, o dei turisti che da qualche anno la stanno scoprendo con sempre maggiore interesse. Matteo si ricorda di quando, nemmeno tanti anni fa, «iniziava la settimana e non vedevi l'ora che fosse venerdì perché sapevi che in città c'era sempre pieno di gente. Ora il centro di attrazione si è spostato da piazza Mazzini alla Sala, ma se è cambiato così tanto in così poco tempo non ho davvero idea di cosa ci riserverà il futuro».
Le peripezie burocratiche per Matteo sono iniziate fin dall'apertura, a causa dei tavolini bianchi che aveva deciso di installare fuori dal locale e che non erano in linea con il dehors indicato dal Comune per la Sala, che prevede un colore unico per gli arredi esterni, canna di fucile o legno. «Non so quanti appelli ho dovuto fare con la geometra per mettere due tavolini fuori; per non parlare del tendone e dell'insegna. È tutto un pagare e un pagare, sempre di più», commenta l'operatore che si ritiene abbandonato a se stesso e ravvisa una sorta di ostilità da parte della amministrazione comunale che invece, dice, avrebbe dovuto sostenere il suo progetto o almeno tutelarlo. A poche settimane dall'apertura, Matteo ha dovuto far fronte anche ad un altro problema, particolare. «Ho ricevuto una lettera dal Comune in cui mi si informava che sarebbe venuto un tecnico per controllare l'acustica dello stereo - spiega -. Io utilizzo due casse da computer e per farmi mettere un blocco al volume ho dovuto pagare 800 euro al tecnico. È un buttarti giù continuo, non ti invogliano a pensare di andare avanti».
Di episodi come questo Fusario teo ne vede ormai da anni, a partire dall'intervento dei vigili, nel 2010, per bloccare un concerto acustico alle 22,30 al Tito's, passando per la la chiusura del Gran Cafè du Globe (dove lui ha lavorato per tre anni) a causa dell'eccessivo canone di affitto mensile richiesto, 6.000 euro, per arrivare fino al mese scorso quando, per installare una piccola serpentina natalizia fuori dal locale, gli è stato chiesto di pagare 150 euro, così come agli altri tre locali della via. «Secondo me l'amministrazione non si sta impegnando per impedire che il centro muoia e per rivitalizzarlo. Viene da chiedersi: farò bene a stare qui o è meglio fare le valigie e andare a cercare fortuna da un'altra parte? Purtroppo non ti viene data la possibilità di fare niente. Non posso fare una serata dal vivo, non posso creare un evento perché sono bloccato da questi permessi che vanno fatti mesi e mesi prima.
E non sai neanche se te li accettano». Di movida se ne vede poca, tranne che d'estate; di musica non si sente parlare durante tutto l'anno. Eppure Pistoia sta crescendo come centro di aggregazione del nord della Toscana. Lo dimostra la presenza sempre più massiccia di persone o famiglie provenienti dalle altre province, o dei turisti che da qualche anno la stanno scoprendo con sempre maggiore interesse. Matteo si ricorda di quando, nemmeno tanti anni fa, «iniziava la settimana e non vedevi l'ora che fosse venerdì perché sapevi che in città c'era sempre pieno di gente. Ora il centro di attrazione si è spostato da piazza Mazzini alla Sala, ma se è cambiato così tanto in così poco tempo non ho davvero idea di cosa ci riserverà il futuro».
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