Sicurezza
Fu vittima delle leggi razziali
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Hilda Corcos I giudici dicono sì alla richiesta di risarcimento
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PISTOIA. Trenta, quaranta, cinquanta... Con la sentenza in mano, contano gli anni lei e il suo avvocato. Ne sono passati tanti da quel tragico 7 luglio 1938, giorno della promulgazione delle famigerate leggi razziali. Adesso, dopo settantatre anni, lei, Hilda Corcos, ha ottenuto giustizia: i giudici della Corte dei conti le hanno definitivamente riconosciuto un diritto sancito dalla legge ma negatogli fino ad ora, quello all'assegno vitalizio di benemerenza che lo Stato riconosce ai perseguitati razziali del fascismo. A lei, che i suoi primi anni di vita, per sfuggire ai rastrellamenti, li aveva passati a nascondersi insieme alla famiglia sulle colline pistoiesi, spostandosi quotidianamente da un rudere all'altro, da una buca scavata in mezzo al bosco al fienile di qualche contadino coraggioso e dal grande cuore. Hilda non era ancora nata quando, con l'entrata in vigore delle leggi razziali, il padre si vide revocare la licenza commerciale e dovette chiudere la sua attività di fotografo a Pistoia. Il fratello maggiore Mario fu invece allontanato dalla scuola pubblica e, quando iniziarono le persecuzioni fasciste, tutta la famiglia fu costretta a trovare rifugio sulle colline pistoiesi: dal 7 luglio 1938 all'8 settembre 1943, un continuo spostarsi tra i boschi del Montalbano, da Castellina a Quarrata. Fu in quegli anni di fuga che Hilda nacque, il 15 giugno 1940. Proprio le terribili condizioni di vita che caratterizzarono la sua prima infanzia sono alla base della richiesta avanzata dalla signora Corcos nel 2000 affinché le venisse riconosciuto l'assegno vitalizio a titolo di risarcimento per le persecuzioni patite. E dopo il no arrivato dalla Commissione per le provvidenze ai perseguitati politici antifascisti o razziali (creata appunto con l'entrata in vigore della relativa legge, la 932 del 1980) e quello, in appello, del ministero dell'Economia, è stata, nel 2008, dopo il ricorso gerarchico presentato, la Corte dei Conti toscana a restituirle il diritto negato. Una sentenza contro la quale però il ministero ha presentato appello ma che, adesso la prima sezione giurisdizionale centrale di Roma ha definitivamente confermato. «La legge del 1980 - spiega l'avvocato, nonché amico, della signora Corcos, Giacomo Dini - riconosce un assegno di benemerenza, equiparato alla pensione sociale minima, a coloro che sono stati perseguitati a causa delle leggi razziali. Un diritto che ci era stato negato dal ministero, che ritiene che Hilda fosse troppo piccola per avere la diretta percezione e consapevolezza della persecuzione subita. Noi abbiamo presentato una dettagliata memoria, grazie anche al grande aiuto fornitomi dalla nostra praticante Silvia Ferretti. E oggi siamo arrivati alla fine della nostra battaglia. La Corte dei conti ha individuato un principio fondamentale: la totale dipendenza dai propri genitori in un'età come quella di Hilda porta ad una sostanziale coincidenza delle sfere esistenziali del figlio e dei genitori, che determina una condizione di immediata refluenza di ogni stato d'animo dei genitori in quello del figlio, per cui ciò che patiscono i primi non può non sentirlo il secondo». Adesso la signora Corcos riceverà anche tutti gli arretrati rivalutati a partire dall'agosto 2001, quando fu presentata la richiesta per il vitalizio. «Non l'ho fatto per l'assegno - spiega - è stata una questione di giustizia, di principio. Il mio avvocato è stato grande, ci ha messo l'anima, il soul». E richiamando la sua passione soul e jazz, Hilda cita Billie Holiday per esprimere il proprio stato d'animo dopo la sentenza: bianco satin e gardenie nei capelli, ma puoi essere all'altezza pur continuando a lavorare in una piantagione. M.D.
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