Il Tirreno

Pistoia

Vittima delle persecuzioni razziali, dopo 73 anni il giudice le riconosce il vitalizio

Vittima delle persecuzioni razziali, dopo 73 anni il giudice le riconosce il vitalizio

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PISTOIA. Trenta, quaranta, cinquanta... Con la sentenza in mano, contano gli anni lei e il suo avvocato. Ne sono passati tanti da quel tragico 7 luglio 1938, giorno della promulgazione delle famigerate leggi razziali. Ma finalmente, adesso, dopo settantatre anni, lei, Hilda Corcos ha ottenuto giustizia: i giudici della Corte dei conti le hanno definitivamente riconosciuto un diritto sancito dalla legge ma negatogli fino ad ora, quello all'assegno vitalizio di benemerenza che lo Stato riconosce ai perseguitati razziali del fascismo. A lei, che i suoi primi anni di vita, per sfuggire ai rastrellamenti, li aveva passati a nascondersi insieme alla famiglia sulle colline pistoiesi, spostandosi quotidianamente da un rudere all'altro, da una buca scavata in mezzo al bosco al fienile di qualche contadino coraggioso e dal grande cuore. Hilda non era ancora nata quando, con l'entrata in vigore delle leggi razziali, il padre si vide revocare la licenza commerciale e dovette chiudere la sua attività di fotografo a Pistoia. Il fratello maggiore Mario fu invece allontanato dalla scuola pubblica e, quando iniziarono le persecuzioni fasciste, tutta la famiglia fu costretta a trovare rifugio sulle colline pistoiesi: dal 7 luglio 1938 all'8 settembre 1943, un continuo spostarsi tra i boschi del Montalbano, da Castellina a Quarrata. Fu in quegli anni di fuga che Hilda nacque, il 15 giugno 1940.

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di Redazione web